Ferrara. Stuprava la moglie, condannato a 11 anni

Prima sposa bambina, poi picchiata e violentata anche davanti alle figlie. Otto anni di inferno, “salvata” dal Codice rosso

FERRARA.  È il marito-padrone, imputato di violenze sessuali aggravate, maltrattamenti e tanto altro sulla moglie che aveva sposato bambina e dalla quale ha avuto tre figlie, che oggi hanno sette, tre, e un anno e che non vivono più con lui, “protette” dalla rete attivata per la moglie.


Un marito-padrone condannato ieri mattina (10 febbraio)  alla pena di 10 anni e 8 mesi per le violenze sulla moglie. Violenze che lui stesso, nei primi atti giudiziari, aveva confessato al gip Negri, incredulo di fronte alle sue parole: «Non sapevo esistesse il reato di violenza sessuale su mia moglie, lei è mia roba. Noi per la nostra religione possiamo tutto sulla donna anche contro il suo volere».


Smentisce la confessione

Ieri mattina, increduli, anche i giudici del tribunale (Tassoni, Migliorelli e Martinelli) per altre parole del marito-padrone in aula, con cui smentiva la sua confessione dei mesi scorsi, sostenendo fosse sbagliata la traduzione, di ciò che aveva detto prima. I giudici gli hanno fatto presente che era tutto registrato, che il traduttore che lo affiancava ieri mattina confermato quelle sue parole, rese l’estate scorsa. Di fronte a tutto questo, il pm Fabrizio Valloni aveva chiesto una condanna a 8 anni di carcere. I giudici sono andati oltre: 10 anni e 8 mesi e in più, alla fine della pena altri tre anni di misura di sicurezza nei suoi confronti, perchè pericoloso, obbligato a render conto di tutti i suoi spostamenti a carabinieri e polizia.


Finisce così questa vicenda giudiziaria innescata da un contesto di violenza familiare, di una donna che ha trovato coraggio e forza di riscattare quasi 8 anni di violenze e maltrattamenti in cui il marito l’ha picchiata e poi stuprata, anche davanti ai figli piccoli. Un riscatto possibile grazie alla applicazione del Codice rosso, la nuova legge contro le violenze di genere che ha attivato gli inquirenti (carabinieri e polizia municipale del luogo in cui abitavano in provincia) e poi il Centro donne e giustizia che l’ha tutelata e protetta. Una storia che fotografa ciò che accade sempre più spesso alle donne, anche straniere: dalla costrizione al matrimonio combinato all’età di 11 anni (anzi super combinato, visto che le due famiglie di lei e lui fecero sposare i tre figli maschi di una con le figlie femmina dell’altra), ai maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale. Oggi lui ha ancora il divieto di avvicinamento, a moglie e figlie, deciso nei mesi scorsi.


Inferno di 8 anni


Per fatti e maltrattamenti che duravano dal 2012, emersi solo dopo la denuncia della donna, la primavera scorsa: quando incinta dell’ultima figlia, venne stuprata dal marito fuori casa, in un luogo vicino alla fermata del bus dove era scesa dopo essere andata a trovar lavoro che lui non voleva cercasse. Dopo lo stupro la donna svenne, si recò da sola in ospedale, senza svelare nulla. Tornò a casa dal padre, che l’ha difesa e creduta contro gli altri familiari e denunciò tutto, poi il riscatto, ieri la condanna al marito-padrone. —


Daniele Predieri

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