Franceschini più Bianchi: storica “doppietta” di ministri ferraresi nel governo Draghi

Il professor Patrizio Bianchi con Dario Franceschini

La città protagonista con due esponenti di area dem. Il confermato: «Felice di esserci assieme a un amico»

FERRARA. Due ministri in un governo solo, per Ferrara è un record. L’indicazione di Dario Franceschini al dicastero della Cultura, una conferma, e di Patrizio Bianchi per l’Istruzione, e questa è la vera novità, portano alla ribalta un’intera città, anche se il legame dell’ex assessore comunale si è sfilacciato parecchio negli ultimi anni e la “doppietta” arriva sul fronte dem, proprio nel periodo di minor presa del partito a livello territoriale. È uno dei paradossi a cui la politica ci ha abituato.

Il veterano


Raccontano che Franceschini tenga più di ogni altra cosa, ormai, a estendere il suo primato alla guida del «ministero economico più importante d’Italia», suo copyright, oltre ogni possibile concorrenza, anche futura. Dal giorno in cui Obama in persona, sulle rovine di Roma, gli confidò una quasi-invidia per il ruolo che ricopriva, l’antico “competitor” di Roberto Soffritti alla guida di Palazzo Municipale si è convinto di non poter fare meglio il bene dell’Italia (e del Pd, e di Ferrara, e un po’ il suo), che alla guida del dicastero della Cultura. In realtà si parla da anni di una possibile scalata istituzionale di Franceschini, a poltrone ancor più prestigiose e bipartisan, come la presidenza della Camera e magari anche oltre. Con la scelta di restare titolare di un ministero, oltre che punto di riferimento politico del partito in un esecutivo così anomalo come quello di Draghi, il Rubicone sembra attraversato in modo definitivo, o almeno per questa legislatura. Così come gli altri romanzi già pronti dovranno probabilmente star nel cassetto, in attesa di tempi meno frenetici.

Ferrara in teoria ci guadagna da questa scelta, perché i dossier cruciali sui quali l’uscente e futuro ministro può esercitarsi sono molteplici, dalla prosecuzione del Ducato Estense ai vari rivoli che potranno prendere i miliardi del Recovery fund destinati a tale amplissimo comparto.

L’esultanza del Pd estense «Orgoglio e opportunità»

I rapporti con i nuovi vertici della città, il sindaco Alan Fabbri e il plenipotenziario alla cultura, Vittorio Sgarbi, non sembrano aver risentito fino a oggi della diversa appartenenza politica; a maggior ragione, la convivenza al governo con Lega e Forza Italia potrebbe schiudere a una collaborazione anche più aperta. Anche se, a dir il vero, gli imbarazzi della prima ora del sindaco e le dichiarazioni incendiarie del presidente di Ferrara Arte («la conferma di Di Maio, Speranza e Franceschini, rende questo governo una malinconica fotocopia del governo Conte») non paiono proprio il miglior viatico per la riconciliazione con la parte di città che alle Politiche 2018 ne impedì la rielezione diretta.

Il neofita

Chiamare così Patrizio Bianchi può sembrare improprio, perché l’ex rettore di Unife non è certo nuovo ad esperienze di alto livello sia politico che istituzionale. Basti citare, oltre alle esperienze universitarie, il ruolo di assessore regionale all’Istruzione ricoperto in due giunte regionali, o quello di co-fondatore del Pd emiliano. Di certo, però, quello appena affidatogli è un compito da coronamento di carriera, e allo stesso tempo da far tremare i polsi. Si tratta, nientemeno, che far ripartire in pieno un sistema dell’istruzione nazionale travolto dall’emergenza Covid e diviso sull’esperienza dell’uscente Lucia Azzolina, per alcuni eroica in difesa della scuola in presenza, per altri mera esecutrice dei diktat del collega Speranza e del commissario Arcuri (vedi i banchi con le ruote). Bianchi deve peraltro formalmente proprio alla Azzolina l’incarico di presidente della task force sulla scuola, che l’ha proiettato al ministero come “tecnico”, seppur di area.

Altra curiosità, quest’ultima, perché Bianchi è economista industriale di livello internazionale, ma non specialista in senso stretto del sistema scolastico: lo stesso incarico nella giunta Bonaccini era giustificato soprattutto dall’esigenza di riassetto del sistema formativo regionale, legato a doppio filo a quello industriale, sul quale la Regione ha appunto voce diretta in capitolo. È pur vero, però, che nelle sue riflessioni e lezioni universitarie il ruolo dell’educazione ha assunto negli anni un peso crescente.

Per il dicastero di Bianchi le ricadute ferraresi saranno meno dirette, anche perché l’Università è finita a un altro “tecnico”, Cristina Messa. Certo si possono immaginare sinergie tra i due, Franceschini e appunto Bianchi, e la comune famiglia politica di appartenenza e, chissà, il potersi parlare in dialetto ferrarese, magari le faciliteranno. Franceschini ieri sera si è limitato a poche parole via messaggio: «Sono contento di essere al governo insieme a un altro ferrarese, e un amico, come Patrizio Bianchi». —

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