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Denunciati e multati per gli alberi abbattuti a Goro: «Ma siamo nel giusto»

Dopo il verbale dei forestali il silvicoltore replica alle accuse: «Il terreno è privato e c’era stato dato un consenso a voce»

GORO. «Eravamo su un terreno privato, fuori dal Boscone della Mesola. E ci era stato dato un sostanziale via libera a voce. Così per noi quelle sanzioni sono ingiuste».

Le quattro persone denunciate nei giorni scorsi dai carabinieri forestali per aver tagliato decine e decine di alberi in aree protette senza alcun tipo di autorizzazione – questa almeno è l’accusa – non ci stanno a subirne le conseguenze. Il titolare di quel terreno agricolo, che si trova tra le zone Romanina e Goara a Goro, e tre addetti di un’azienda di silvicoltura a conduzione familiare, si sono rivolti a un avvocato per fare valere le loro ragioni.


L’ok a parole

A parlare è il titolare della ditta che si occupa di pioppeti e vivai, con commesse tra il Ferrarese, il Rodigino e il Bolognese. «Molti clienti – è la premessa – mi hanno contattato dopo questo caso, stupiti perché sono puntuale e preciso nella richiesta dei permessi prima di iniziare un cantiere». Cosa che sarebbe avvenuta anche nel caso di Goro, dove l’imprenditore era stato chiamato da un agricoltore per tagliare alcuni alberi sul suo terreno. «In un’area privata al confine con la riserva naturale del Boscone della Mesola – sottolinea l’uomo –. Il titolare si è consultato con l’Ufficio territoriale carabinieri per la biodiversità che ha sede all’interno del Boscone. Gli è stato detto, dopo un sopralluogo, che non c’erano problemi e che sull’intervento non avevano competenza, visto che il terreno è privato».

L’amara sorpresa

A lavori iniziati (il taglio supposto abusivo aveva già interessato oltre 3mila metri quadrati di superficie boscata e oltre 200 essenze arboree) è arrivata però l’amara sorpresa. Verbale dei carabinieri forestali: denunce e sanzioni per quasi 3mila euro.

«Ci è stato detto – prosegue l’imprenditore – che la questione è il mancato rispetto della legge nazionale sulle piante ad alto fusto, che devono restare a tre metri dal confine. Quando abbiamo fatto presente che ci era stato dato un permesso verbale per procedere, ci hanno risposto che chi aveva dato quell’ok non aveva il potere di farlo in quanto si trattava di universitari tirocinanti». La conseguenza di questo apparente cortocircuito è il venire a galla di qualche domanda. «Come facevo io – chiede il silvicoltore – a essere a conoscenza di questa incongruenza? Non potevano dirlo fin da subito dall’ufficio del Boscone che non spettava loro rilasciarci il permesso e ne serviva uno formale? Vogliamo fare piena luce». —

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