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La cultura ferrarese al “suo” Franceschini: «Aperture rapide, basta streaming»

Al ministro si rivolge l’assessore Gulinelli: weekend nei musei. L’Arci: concerti più sicuri nelle piccole città. Il Teatro Nuovo spera  

FERRARA. Stanno tutti (abbastanza) male gli operatori culturali ferraresi, e se mai il confermato ministro Dario Franceschini potesse sentire la loro voce, farsi prendere da un senso di urgenza di tornare alla scrivania e mettersi a firmare provvedimenti. Anzitutto le riaperture dei luoghi della cultura, «che non sono accessori ma servizi pubblici essenziali» per usare le parole dell’assessore Marco Gulinelli. Partendo per intanto dai weekend con mostre e musei, ma proseguendo con i teatri e approdando in fretta ad una programmazione estiva degli eventi. I contributi? «Ne sono arrivati anche ieri ma non bastano» dice Alice Bolognesi, presidente Arci. E lo strumento dello streaming resta un palliativo per un settore composto da 250 associazioni e migliaia di operatori, che prova ad aggrapparsi a questo Franceschini IV.

Candidatura ferma


Gulinelli sta ancora combattendo, a casa, con il Covid ma non è per questo che le candidature di Ferrara come capitale della cultura, italiana ed europea, «restano per il momento sospese: l’Emilia è già protagonista in quest’ambito e per il momento abbiamo deciso di fermarci». Un imbarazzo in meno per Franceschini, probabilmente, che potrà evitare sospetti di campanilismo.

Nella lettera virtuale che il titolare della cultura ferrarese invia al ministro, però, ci sono richieste forse più impegnative. «Partiamo dalla notizia che... non ci sono novità, il ministro resta lo stesso e conosce bene la situazione. L’esigenza primaria è far ripartire tutto, le misure tampone sono ormai esaurite - sottolinea l’assessore - L’urgenza resta aprire mostre e musei nel weekend, di sabato e domenica possono visitarli esattamente lo stesso numero di persone degli altri giorni, applicando ovviamente le medesime misure agli ingressi. Quindi nessun rischio aggiuntivo. Ma non possiamo fermarci qui, l’obiettivo non è tornare come prima della pandemia, va invertito un trend che era già negativo e dal ministro mi aspetto scelte di prospettiva e innovative, ad esempio per incentivare forme di partenariato pubblico-privato, rafforzare i grandi investimenti culturali e attivare un fondo di garanzia per le imprese culturali».

Quest’ultimo è un aspetto che incide anche sulla contingenza, «molti enti non riescono più ad attingere al credito con il crollo degli introiti». Lo streaming va incentivato? «Si può affiancare all’attività in presenza, non sostituirla» è la posizione di Gulinelli.

Serve un piano

Su quest’ultimo aspetto mette un carico anche Alice Bolognesi, presidente Arci, che aveva lanciato nelle scorse settimane una campagna straordinaria di tesseramento per salvare i circoli di periferia. «Siamo perplessi sulle piattaforme streaming, sono strumenti da usare solo in situazioni particolari - sottolinea - Vediamo con urgenza la necessità di un piano di fattibilità per le riaperture estive degli eventi culturali, sulla scorta dell’esperienza dell’anno scorso. Le condizioni sono cambiate? Credo sia possibile modulare le scelte anche sulla base delle caratteristiche delle città: organizzare un evento a Ferrara non è la stessa cosa che farlo a Roma, qui si tratta di spostare persone per pochi chilometri e in molti casi senza coinvolgere i mezzi pubblici». E i distinguo da evidenziare a Franceschini, par di capire, vale anche per i concerti di Ferrara sotto le Stelle.

Botteghino

Qualche speranza la composizione del nuovo governo l’ha suscitata in Giovanni Di Matteo, proprietario del Teatro Nuovo, «due ministri non li abbiamo mai avuti a Ferrara, è un momento da sfruttare tanto più che c’è anche Sgarbi, l’unico, uscito dal Quirinale, a parlare dei teatri. Spero davvero che pensino a noi impresari privati, abbiamo solo il botteghino per andare avanti e, pur non avendo da pagare l’affitto, certo non possiamo farci bastare gli aiuti». Il Nuovo è fermo anche con la programmazione, «qualcosa stiamo pensando ma se non siamo sicuri di poter vendere almeno 300 biglietti con 800 posti a disposizione, non ci muoviamo». Ministro, pensaci tu. —

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