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Organici, tutele, investimenti: la scuola ferrarese bussa già a Bianchi

Soddisfazione per la nomina a ministro: «Entusiasti delle scelta, forte legame con il territorio». La Cgil: parte del Recovery Fund va utilizzata per la sicurezza in classe

FERRARA. L’entusiasmo è compatto, le aspettative alte, i “desiderata” ben chiari. Il mondo della scuola accoglie con soddisfazione la nomina del ferrarese Patrizio Bianchi a Ministro dell’Istruzione. L’aver presieduto il comitato di esperti dello stesso ministero, ragiona la dirigente scolastica provinciale Veronica Tomaselli, risulta strategico per affrontare il momento difficile che stiamo vivendo: «Come tecnico potrà adottare le soluzioni più ponderate e giuste per la scuola, con scelte che tengano conto delle situazioni di necessità». A cominciare dagli organici, «cuore pulsante degli uffici territoriali», la cui cronica carenza sarà solo in parte alleviata dal concorso straordinario per le secondarie, ora ripreso dopo l’interruzione di novembre. A soffrire è soprattutto il comparto del sostegno «dove si deve fare ricorso a docenti non specializzati. Con l’emergenza in atto bisognerà ripensare l’organizzazione scolastica, per questo non vedevamo l’ora che fosse nominato il nuovo ministro, che spero di poter ospitare presto in questi uffici».

Per Massimiliano Urbinati, dirigente del Vergani e del Navarra, «è fondamentale anche il suo ruolo di economista e di forte fautore della scuola come volano di sviluppo. È fondamentale investire non solo sul sapere, ma sulle competenze, sul saper fare, sugli strumenti di promozione di una “food valley” straordinaria come l’Emilia Romagna. È stato Bianchi a “inventare” i poli tecnologici, nel nostro territorio è stato promotore del polo della pesca: ci sono tutti i presupposti tecnici per la valorizzazione delle eccellenze, e non posso che esserne entusiasta». Altro tema, «il capitale sociale, la creazione di alleanze nel territorio per arrivare a obiettivi comuni, scommettendo sui giovani: non è con gli ammortizzatori sociali che si può andare avanti».


Marianna Fornasiero, dirigente dell’Einaudi, ricorda Bianchi come rettore Unife, «una persona di grande preparazione e competenza, da sempre molto impegnato per l’inclusione, non potevamo sperare in meglio». Anche perché i nodi sono tanti, e complicati. C’è stata l’ipotesi, nei giorni scorsi, di prolungare la scuola a tutto giugno, prospettiva che - ammette Fornasiero - «ci ha preoccupati, perché le lezioni finiscono, ma la scuola va avanti con i corsi di recupero, l’esame di Stato, e altre attività preparatorie per l’anno successivo; difficile incastrare anche la didattica». La pandemia ha pesantemente condizionato lo scorso anno scolastico, quello presente e con tutta probabilità anche il prossimo: «Quello che ci auguriamo - sottolinea Fornasiero - è che vengano riconfermate le risorse Covid, sono state essenziali per le scuole». Il pensiero corre già al 20 febbraio, data fino alla quale al momento è stata confermata la didattica in presenza al 50 per cento. «Considerata la situazione attuale, speriamo in un’ulteriore proroga - conclude Fornasiero - Da quando abbiamo riaperto, a metà gennaio, stiamo reggendo molto meglio rispetto all’autunno, abbiamo persone in isolamento a causa di contatti con positivi, ma non abbiamo problemi legati ai contagi e contiamo di continuare così».

Poter entrare e rimanere a scuola in sicurezza, studenti e insegnanti. È il punto in cima alla lista dei sindacati della scuola: «Attendiamo il nuovo ministro all’opera sui contenuti - premette la responsabile scuola della Cgil, Hania Cattani-Parte delle risorse del Recovery Fund devono essere impiegate nella sicurezza, ma i tempi sono strettissimi. Un’altra priorità deve essere la restituzione del tempo scuola perduto, soprattutto la scuola “del fare”, i laboratori, le attività pratiche che sono state le più sacrificate e che, ci auguriamo, non si pensi di recuperare semplicemente prolungando la scuola a tutto giugno. Di certo il nuovo ministro ha una responsabilità enorme, il passo giusto sarà confrontarsi con le parti sociali». —

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