Ferrara piange Guzzinati: «Al Pci eravamo una famiglia e Angelo un nostro maestro»

Gli amici hanno reso omaggio al giornalista ed ex capo ufficio stampa, scomparso domenica. I rapporti umani e politici con Gianna Stabellini e Simone Merli 

FERRARA. «Una tempra che neanche un giovane resisteva così a lungo». Sono ancora parole della primogenita di Angelo Guzzinati, fra quelle che ci ha regalato domenica sera, nell’immediatezza della scomparsa di papà a 86 anni, decano dei giornalisti ferraresi e per decenni capo ufficio stampa di Pci, Pds, Ds e Pd estensi. Lei, che portava il suo stesso nome, ci rivela un altro segreto familiare: «Lui non voleva chiamarmi così, ma Alba, che è il mio secondo nome, non voleva nemmeno battezzarmi: così mi presero di nascosto la nonna e la mamma e mi portarono a battezzare e mia madre disse Angela: avevo già oltre un anno...».

E se Angela gli è sempre stata accanto, 62 anni vissuti assieme, c’è chi ne ha comunque trascorsi molti a stretto contatto con lui.


Tra questi, Gianna Stabellini: «Un ricordo? Di 40 anni in Federazione assieme, ne ho talmente tanti... ma uno non mi viene in mente. Era sempre scherzoso, gradevole... per noi era abitudine, eravamo una famiglia al Pci e Angelo c’era. È una famiglia che si sta assottigliando. Abbiamo iniziato dalla Fgci, lui e quelli della sua generazione sono stati i nostri traghettatori: ora ci siamo noi, finché duriamo, io con mia figlia la mia parte l’ho fatta e ora quelle nostre idee le trasmetto ad Andrea, mio nipote, che è un bambino di 11 anni: lui mi chiede, io gli spiego...».



Altra epoca, stessi sentimenti per Simone Merli: «Angelo fa parte di quella prima parte di mia partecipazione all’allora Ds, che fu la più importante, da Mauro Cavallini in poi... Angelo lo vedevo tutte le mattine, nell’ufficio accanto al mio, andavo a parlare di cose serie, a sentire tanti racconti e anche a divertirci molto. Questo partito sta perdendo dei pezzi, io sono uno degli ultimi giovani che hanno vissuto il partito che c’era. Ho saputo che non stava bene mesi fa, ho detto alla figlia Angela che gli volevo bene, lei mi ha confermato che lui ne voleva a me. Perdo un amico, anche se molto più anziano di me. Lo ricordo sulla bici andare a giocare a pallone ai tre campi, l’empatia valoriale e affettiva che ci univa...». —

S.A.

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