La regione rischia di tornare arancione

Bonaccini: i dati sono peggiorati negli ultimi giorni. Tre decessi in provincia. Nel Ferrarese quattro casi di variante inglese

Il rischio che dalla prossima settimana l’Emilia-Romagna entri in zona arancione si fa sempre più concreto, visto che l’indice Rt, secondo i primi calcoli, nella scorsa settimana si attestato sopra quota 1. Lo ha confermato anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. «Potrebbe succedere – ha detto – che l’Emilia-Romagna e anche altre regioni diventino tra qualche giorno zona arancione, non per una situazione drammatica ma perché la situazione è peggiorata rispetto a qualche settimana fa». La decisione verrà presa sulla base di molte variabili.

«Siamo una regione che, dal punto di vista della saturazione degli ospedali, ha un dato a rischio basso, ampiamente sotto la soglia del livello di guardia – il commento dell’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini – Sarà il governo ora a decidere. I prossimi giorni saranno decisivi, non solo per l’Emilia-Romagna, ma anche per tante altre regioni e soprattutto per tutta Europa». In regione sono stati 35, intanto, i nuovi decessi.


Il bollettino

La notizia arriva lo stesso giorno in cui sul bollettino ferrarese si riportano 3 nuovi decessi, 3 nuovi ricoveri nell’ospedale di Cona (uno dei quali in terapia intensiva), 56 contagi (410 i test negativi) e 450 persone entrate in isolamento domiciliare. I lutti hanno portato dolore a Ferrara e Fiscaglia. I tre pazienti soffrivano tutti di patologie pregresse: si tratta di un uomo di 82 anni, di Ferrara, ricoverato il 25 dicembre al Sant’Anna, dove è morto lunedì scorso; di una donna di 93 anni, di Fiscaglia, anche lei deceduta il 15 febbraio, ma all’ospedale del Delta; stessa data del decesso per un uomo di 77 anni, di Fiscaglia, che era ricoverato a Cona.

Virus mutato

Dai laboratori specializzati dell’Emilia Romagna arriva invece un’altra informazione che conferma il radicamento in regione della “variante inglese” del Sars-Cov-2, con 4 casi di pazienti locali individuati su 204 campioni sui quali è stato condotto uno specifico studio regionale, campioni raccolti tra il 4 e il 5 febbraio.

Positivi alla variante ne sono risultati 57, pari al 27, 9%. Su 9 campioni (213 era il numero totale di quelli raccolti) non è stato possibile procedere – ha spiegato la Regione – per insufficienza di materiale organico. I tamponi positivi selezionati per l’analisi in Emilia-Romagna appartengono ad altrettanti cittadini scelti a caso ma in modo proporzionale rispetto al numero di abitanti delle singole province.

Dopo un primo screening che aveva individuato 66 possibili prelievi infettati dalla “variante” si è quindi passati agli esami di sequenziamento del virus, più approfonditi e che possono richiedere fino a 48 ore per ogni batteria di campioni: il risultato finale è stato, oltre ai 4 campioni di Ferrara, di: 22 a Bologna, 13 a Modena, 8 a Parma, 3 a Reggio Emilia e 7 in Romagna. Un nuovo studio, con campioni raccolti il 12 febbraio, conferma la tendenza di questa versione del virus a diffondersi con una certa rapidità. L’indagine, avviata a livello nazionale su mandato dell’Istituto Superiore di Sanità, è stata condotta dall’Unità di microbiologia dell’Asl della Romagna a Pievesestina di Cesena, diretta dal professor Vittorio Sambri, e dal Laboratorio di analisi del rischio ed epidemiologia genomica della sezione di Parma dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna, sotto la guida del dottor Stefano Pongolini; il tutto, in collaborazione con la Regione e i Dipartimenti di Sanità pubblica delle aziende territoriali.

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