L'Emilia Romagna torna arancione da domenica

Lo ha ufficializzato il ministro della Salute Roberto Speranza. Il presidente della Regione Bonaccini al premier Draghi: serve un cambio di regole nella lotta alla pandemia, restrizioni di qualche settimana e omogenee su tutto il territorio nazionale

Da domenica 21 febbraio l'Emilia Romagna torna in zona arancione. Lo ha comunicato il ministro della Salute Roberto Speranza che sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia, firmerà in giornata una nuova ordinanza che andrà in vigore a partire da domenica. Oltre all'Emilia Romagna, tornano arancioni anche Campania e Molise.

Nessuna sorpresa tra gli amministratori locali, primo fra tutti il governatore Stefano Bonaccini che già nei giorni scorsi, dati alla mano, (l’indice Rt supera l’1) aveva anticipato la possibilità di un cambio di colore. Con il timore di una nuova crescita dei contagi su tutto il territorio, guardando all’intero Paese il presidente della Conferenza delle Regioni si è attivato con i ministri Gelmini e Speranza invitando il governo Draghi a riflettere sulla possibilità di un cambio di regole nella lotta alla pandemia: restrizioni di «qualche settimana» e «omogenee» su tutto il territorio nazionale (non un lockdown totale) per rallentare la corsa del virus, preso atto che, probabilmente in un’Italia sempre più arancione il sistema a fasce di colorazione «dimostra qualche fragilità».

Debolezze, quelle dell’Italia maculata, legate non solo all’emergenza sanitaria ma anche alla crisi economica con «un saliscendi che non dà certezze per il futuro a chi è in difficoltà», è il pensiero di Bonaccini. «Occorre una riflessione su bar e ristoranti che rischiano di chiudere ogni volta che si cambia colore», ha detto questa mattina a margine della posa della prima pietra di un centro oncologico a Parma.

La stretta per l’Emilia Romagna era dunque nell’aria ma questo non basta per cancellare la rabbia delle categorie economiche maggiormente colpite dalle restrizioni. Anzi. A guidare la fila degli scontenti ci sono i ristoratori nuovamente costrettì al solo asporto. Nella regione "locomotiva" d’Italia la metà dei locali da Piacenza a Rimini, 11mila complessivamente, hanno chiesto aiuto aderendo al bando che prevede 21 milioni di ristori stanziati dalla Regione (in aggiunta a quelli nazionali). Così con lo slogan «Adesso basta» rappresentanti dell’intera filiera della ristorazione saranno in piazza Maggiore a Bologna, domani sera (sabato) a partire dalle 18.30, per una fiaccolata di protesta.

Gli organizzatori lamentano la «mancanza di pianificazione delle regole» e chiedono di poter accendere i fornelli anche a cena, al di là della colorazione gialla o arancione. La manifestazione è stata organizzata dal «Comitato Tutela Ristoranti Bologna» che dopo aver combattuto ordinanze e Dpcm in punta di diritto (con un ricorso presentato al Tar del Lazio in attesa di risposta) ora sceglie la piazza.

Sul fronte sanitario se in Emilia Romagna la pressione ospedaliera è sotto i livelli di guardia a preoccupare è l’impennata dei contagi : i dati diffusi ieri attestano 1.821 nuovi positivi, con un indice di positività del 5,9 per cento. Il tutto, in un territorio dove la variante inglese corre, come rilevato da un recente studio della Regione, perchè rappresenta poco meno di un terzo dei casi di Covid 19: precisamente il 27,9% dei 204 campioni raccolti tra Piacenza e Rimini (il 4 e 5 febbraio) sono risultati positivi alla variante britannica di cui 4 nel Ferrarese. 

A  ora non ci sono ancora Comuni in zona rossa ma molto dipenderà dall’evolversi della curva pandemica che, in caso di continua salita, potrebbe portare, appunto, a mini-strette locali. Del resto fu proprio Stefano Bonaccini a istituire il 16 marzo 2020 la zona rossa a Medicina, popoloso comune alle porte di Bologna, per arginare il virus impedendogli così di attaccare in modo massiccio il capoluogo di regione.

Il cambio di colore arriva in Emilia Romagna proprio alla vigilia del nuovo accordo firmato con i medici di base per la somministrazione del vaccino AstraZeneca a personale scolastico e disabili. Ma resta l’incognita delle consegne del vaccino che in passato hanno subito ritardi e tagli. Per questo il presidente della Conferenza delle Regioni auspica che il premier Draghi «per le relazioni e la forza che ha, riesca in Europa a farsi sentire perchè è chiaro che alcune aziende non hanno rispettato i contratti che sono stati firmati».