Scuola e trasporti, il ministro Bianchi «Bisogna andare oltre l’emergenza»

Il neoministro: «Per anni ho fatto il pendolare, il tragitto è un momento importante della vita collettiva». Ruzziconi: «Recovery Fund, un’occasione»

Era stato invitato come titolare della cattedra Unesco “Educazione, crescita, eguaglianza”, ha partecipato come ministro dell’Istruzione. Patrizio Bianchi ha parlato ieri della scuola del futuro al convegno online “Una proposta per l’organizzazione futura della scuola, della mobilità e degli orari delle città”, promosso da Federmobilità.

E il focus non poteva non essere il rapporto tra scuola e trasporti, così cruciale e così complesso ai tempi del coronavirus: «I trasporti non sono una parentesi muta nella vita di un ragazzo, una riga grigia tra un impegno e l’altro - ha detto il neoministro - Sono un momento importante, su cui noi stiamo lavorando». Se l’emergenza sanitaria ha puntato i fari su questa parte della “filiera” scolastica, è però importante ricordare, ha proseguito Bianchi, che «i trasporti non sono soltanto un atto dovuto e non sono neanche un accessorio. Sono un pezzo fondamentale della vita collettiva. Io nella mia vita ho fatto il pendolare per moltissimi anni, e so benissimo che sui treni, sulle corriere si creano delle piccole comunità di autoriconoscimento. Anche questa è scuola, anche questa è educazione. Anche questo è un momento importante per costruire la capacità fondamentale che è il vivere assieme». E se la scuola, in questi lunghi mesi difficili, «non è stata ferma», bisogna sì «ragionare sull'emergenza», ma anche «andare oltre. Ho imparato che bisogna organizzare le cose, dobbiamo uscire dalla gabbia del Novecento, dobbiamo avere una scuola più aperta».


Ci sono possibilità che devono essere colte, è intervenuto poi Giuseppe Ruzziconi, presidente di FederMobilità: «Il Recovery Fund è la nostra grande occasione per il rilancio del sistema scuola che è fortemente connesso con quello dei trasporti - ha detto - Grazie al Next Generation Eu l’Italia ha ricevuto, complessivamente, oltre 210 miliardi di euro lungo un periodo di alcuni anni grazie ai quali sarà possibile sviluppare le sei macroaree per rilanciare il Paese: rivoluzione verde e transizione ecologica; coesione sociale; sanità; digitalizzazione e competitività culturale; mobilità sostenibile e infrastrutture; ricerca e istruzione».

Nella sua relazione Arrigo Giana, presidente di Agens, ha ribadito che «abbiamo patito molto gli effetti della pandemia, mantenendo e anche potenziando i servizi con riduzioni di passeggeri fino al 95 per cento. Ma ancora oggi siano a meno del 50 per cento. E non ci aspettiamo per quattro o cinque anni un ritorno ai livelli pre-covid. E gli studenti sono solo una parte dei passeggeri del trasporto pubblico locale. La nostra reputazione è stata massacrata. La scuola non è rimasta chiusa per i trasporti, ma perché è stato chiuso il Paese, o per lo meno si è adottata una grande prudenza. Anche la “storia” del mancato utilizzo di mezzi privati non ha avuto che utilizzi marginali. E rimane – ha concluso - il punto fondamentale: cambiare gli orari delle città». —

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