Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, il dato del Serd: «Fumo, alcol, gioco d’azzardo. Tutte dipendenze in crescita»

Garofani (Asl): i vecchi assistiti tendono ad aggravarsi e ne arrivano di nuovi. Gli effetti della pandemia. «In aumento anche il consumo di psicofarmaci»

FERRARA. Le infezioni, i ricoveri e i decessi. Ma anche le restrizioni che frenano l’economia di intere regioni. Sono gli effetti macroscopici innescati dalla pandemia, quelli rimasti più a lungo sotto i riflettori. Altri invece continuano a manifestarsi nella società, nelle famiglie, nelle vite dei singoli causando traumi che lasciano segni duraturi o irreversibili ma vengono registrati con maggiore lentezza. Come le dipendenze, vecchie e nuove, cresciute assieme alla circolazione del Covid-19.

«Alcol, fumo, cannabis light, gioco on line sono abitudini che hanno registrato un andamento in ulteriore crescita rispetto ai dati acquisiti negli anni scorsi», commenta Luisa Garofani, direttore del Servizio dipendenze patologiche dell’Asl di Ferrara.


LE STATISTICHE

Cosa dicono i dati? Per l’alcol sono chiari: dal 1996 al 2019 in provincia (fonte Asl), gli utenti del servizio contro le dipendenze sono lievitati di cinque volte, da 79 a 404, con incrementi positivi dal 2016 al 2019, la triplicazione del dato dei nuovi pazienti tra il 1996 e il 2019 e picchi superiori ai 100 casi tra il 2002 e il 2005, tra il 2009 e il 2010, nel 2012 e nel 2019.

Per il fumo (fonte Comune di Ferrara) il risultato delle campagne di prevenzione e della legislazione che ha introdotto il divieto nei locali pubblici si è stabilizzato col tempo sulla quota di un fumatore ogni cinque residenti.

Negli oltre 20 anni compresi fra il 1997 e il 2018 l’unico dato che ha subito una contrazione rilevante è quello dei non fumatori, scesi dal 72,9% al 56,2; solo tra il 2015 e il 2018 gli ex fumatori sono saliti di oltre 4 punti, dal 19,1 al 23,9%. Tra i fumatori sono calati i maschi e si sono mantenute stabili le donne. La media giornaliera è di 11 sigarette.

Il gioco d’azzardo divora nel Ferrarese (dati Asl) 40 milioni di euro l’anno, bruciati principalmente da siti on line e slot-machine. Pazienti in carico nell’80% dei casi sopra i 40 anni. Un quadro che l’emergenza sanitaria ha ulteriormente aggravato, afferma Luisa Garofani. «Il peggioramento c’è stato per tutte le dipendenze – precisa la psichiatra – L’effetto pandemia si è fatto sentire anche tra i consumatori di cannabis light (a basso contenuto di principio attivo). Di fatto i riflessi della circolazione del virus in tutti i campi dell’agire sociale, diretti e indiretti, hanno fatto salire l’incertezza e quindi la necessità di atti consolatori per combattere isolamento e frustrazione».

Per chi soffriva già in precedenza di comportamenti che denotavano una dipendenza da atti o sostanze l’impatto della pandemia «ha spesso comportato un ulteriore aggravamento del problema, mentre situazioni familiari o lavorative che hanno risentito delle difficoltà imposte dalle restrizioni sono emerse generando nuove dipendenze».

Un altro fattore che conferma questo stato di sofferenza diffusa è il consumo di psicofarmaci, ansiolitici e antidepressivi, anche questo lievitato negli ultimi mesi, aggiunge la dirigente Asl. Senza dimenticare i disturbi alimentari che si affiancano alla maggiore sedentarietà e alla riduzione dell’attività sportiva. Luisa Garofani evidenzia che una parte di queste situazioni anomale, sconosciute in passato, come la didattica a distanza (di massa) che indebolisce le relazioni sociali, avrà un impatto sulle nuove generazioni: cercano contatto e conforto ma non sempre possono contare sull’aiuto attivo dei genitori. La famiglia resta uno dei pilastri su cui si appoggia la convivenza sociale, fonte di equilibrio o instabilità. Tra i giovani «si fuma ancora tanto e si beve, ci si incontra anche per picchiarsi magari senza la capacità di prevedere le conseguenze delle proprie azioni e che un atto aggressivo può essere anche letale».

GIORNO PER GIORNO

Il raffronto con il periodo post-bellico, che spesso ricompare nella narrazione sulla pandemia, «è improprio in particolare per un aspetto – osserva Garofani - dopo la guerra la società si mobilitò per la ricostruzione, si intravedeva una prospettiva di sviluppo e miglioramento delle condizioni economiche e sociali, oggi questa visuale si è accorciata e la scelta è “sopravvivere giorno per giorno”».

Il disinteresse per il futuro è anche il frutto di un impoverimento culturale che sta investendo la società a diversi livelli. «Il servizio ha dovuto adeguarsi alle misure di prevenzione e alcune attività oggi sono sospese o sono rallentate - conclude la dirigente Asl - L’assistenza resta comunque fondamentale per l’utenza. Ma per uscire da questa situazione serve un atteggiamento responsabile da parte di tutta la società: ogni comportamento individuale che favorirà l’uscita dalla pandemia aiuterà chi ha già bisogno di sostegno ma anche chi è a rischio di scivolare in un problema ancora più grande». —

Gi.Ca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA