Verso le elezioni Ormai fare il sindaco è diventato un peso

Sempre più difficile trovare candidati disposti a rinunciare al lavoro Padovani: «Tante responsabilità e ci si è messa anche la pandemia»

FERRARA. In questi giorni nei quali si è messa in moto la macchina elettorale in vista delle prossime elezioni amministrative (non ancora stabilita la data, l’ipotesi resta fine primavera) è capitato più volte di sentire questa frase: «Le persone nel nostro partito candidabili ci sarebbero, ma hanno professioni importanti, che non possono lasciare per fare i sindaci e avere uno stipendio più basso e tante ma tante responsabilità». Oppure c’è chi come Marika Bugnoli, attuale vicesindaco di Goro, scherzando ci ha confessato come in vista della propria candidatura l’attuale primo cittadino Diego Viviani l’abbia “rassicurata” dicendole che «un giro di giostra prima o poi lo dobbiamo fare tutti». Insomma, come a significare che l’impegno da svolgere sia più un peso che un piacere.

I TEMPI CAMBIano


Insomma, essere la figura più importante di una comunità non è più il sogno di una vita, il primo passo per una carriera politica che si rispetti. Anche perché, poi, capita di frequente che finiti i cinque anni non ci sia un’altra poltrona pronta, com’era invece abitudine (eticamente molto discutibile) fino a poco tempo fa. Sentendo i diretti interessati l’impegno a candidarsi a primo cittadino della propria comunità è più un dovere morale nei confronti del paese dove si vive, nella terra dove si è cresciuti.

A confermare questo è anche un primo cittadino esperto, Gianni Michele Padovani, sindaco di Mesola al secondo mandato, uno degli esempi concreti di quando la persona viene preferita all’idea politica, visto che ha sconfitto due avversari alle ultime elezioni nonostante il pessimo dato del centrosinistra alle Regionali. «È difficile, sempre più difficile - commenta Padovani - trovare persone spendibili per ricoprire questo incarico e non è solo una questione economica. Pensiamo alle tante responsabilità per un primo cittadino, non dimenticando le grandi difficoltà di quest’ultimo anno nella gestione di un territorio con la pandemia. Per quanto mi riguarda, dal punto di vista economico il mio stipendio da sindaco è dimezzato perché continuo con il mio lavoro principale (in un’associazione di categoria del mondo agricolo; ndr)».

«volere è potere»

Ma c’è anche chi nella nostra provincia non è certo politico di professione, ma compatibilmente con i propri incarichi da professionista (commercialista) è al secondo mandato da sindaco in un piccolo Comune (Masi Torello), con la prospettiva di essere il prossimo presidente della Provincia. Riccardo Bizzarri è proprio il classico esempio di questo problema nel trovare candidati, «ma penso che queste difficoltà non siano realistiche, perché per me volere è potere. E come ho sempre avuto modo di dire, per fare il primo cittadino in un piccolo territorio, dunque compatibilmente con la tua professione, è necessaria una squadra giusta di persone al tuo fianco. Il sindaco non è la figura apicale, bensì l’allenatore di una serie di giocatori e alla fine sono loro a essere fondamentali. Dobbiamo convincerci che un sindaco da solo fa niente né in un comune piccolo né in uno grande e, anzi, in quello piccolo è ancora più importante la squadra proprio perché non lo fai di mestiere e per poter continuare a svolgere la tua occupazione principale devi avere un gruppo affiatato, e di cui ti fidi, al tuo fianco».

«come draghi»

E poi nei comuni piccoli si verificano situazioni molto anomale politicamente. Proliferano infatti liste civiche, con appartenenze (o vicinanze) politiche mai troppo chiare. «Io a Masi ho anticipato quello che ha fatto Draghi - scherza Bizzarri -, perché penso che l’unico modo per governare un territorio piccolo sia unire le forze (nella maggioranza a Masi manca solo Fdi, come nell’attuale governo; ndr). Oggi in un piccolo comune non ci si può permettere il lusso di litigare, un comune che arriva diviso alle elezioni ha già perso in partenza...».

E se qualcuno dice che i professionisti non vogliono accettare questo incarico per ragioni economiche, da un professionista come Bizzarri arriva lo sprone opposto: «Auspico e spero che ci siano tanti professionisti in politica a livello locale e siano persone libere di scegliersi assessori e consiglieri di fiducia, anche amici. Perché, diciamolo, al giorno d’oggi i partiti politici sono in crisi di rappresentanza ed è per questo che molti diventano sindaco senza alcuna esperienza, e poi devono chiedere in giro aiuti e consigli. La politica guarda sempre al “domani”, al “dopo le elezioni”, invece si deve ragionare pensando a fare subito, ecco perché dico meglio i professionisti». —

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