Il Faro di Goro vigilerà sul livello del mare A difesa dell’ambiente

Laboratorio a cielo aperto sulla base di un progetto internazionale Dagli studi soluzioni contro i rischi legati ai cambiamenti climatici

Tra la terra e l’acqua, tra il fiume e il mare. All’estremità del territorio del Delta del Po che sfocia nell’Adriatico, il Faro di Goro si staglia all’orizzonte come un presidio umano a sorvegliare la natura e la possibile rinascita all’insegna dell’ospitalità turistica lancia lo sguardo più in là.

Ma quest’area è al centro anche di un progetto di innovazione scientifica finanziato dall’Unione Europea, che lo proietta nel futuro in difesa della sua anima: con il ruolo di esempio nel mitigare i rischi legati ai fenomeni meteorologici estremi. Innalzamento del livello del mare, erosione costiera, siccità.


laboratorio aperto

Il progetto internazionale si chiama Operandum, è coordinato dall’Università di Bologna, il primo in assoluto con guida italiana su questi temi: ovvero l’utilizzo della natura come insegnamento per mettere in sicurezza il territorio. Tra i dieci interventi che il progetto sviluppa, ce n’è proprio uno che ha il cuore nell’area del faro. Qui infatti sarà localizzato un laboratorio aperto (Open-Air-Lab) utile ad analizzare i cambiamenti climatici in atto e a mettere in pratica soluzioni in grado di contenerne le conseguenze negative. Il tutto tramite un pilastrino geodetico, una vera e propria “sentinella” che parlerà agli scienziati. Le nuove misure acquisite e in fase di acquisizione serviranno a monitorare il livello del mare con grande precisione e a preservare il territorio.

«È un progetto davvero pionieristico – spiega Silvana Di Sabatino, docente di Fisica dell’atmosfera e Meteorologia all’Alma Mater e coordinatrice di Operandum –. Al faro di Goro studieremo, per mezzo di misurazioni accurate su base modellistica-matematica, l’evoluzione dell’atmosfera e come questa impatta sull’altezza del mare e sul flusso delle correnti. Simulazioni numeriche e sperimentazioni in campo che ci consentiranno di valutare l’utilizzo di soluzioni naturali per aumentare la nostra capacità di resilienza territoriale nei confronti di inondazioni, frane, erosione costiera, siccità e ingressione del cuneo salino lungo i fiumi».

la duna di sabbia

In particolare, quest’ultimo è un fenomeno sempre più preoccupante per il futuro del Po, anzitutto per i rami secondari del Po di Goro e del Po di Volano. La risalita dell’acqua salata mette a rischio migliaia di ettari e le aziende agricole che operano sul territorio estense verso la costa. In aggiunta ai pericoli che corre la biodiversità in un’area, peraltro protetta dall’Unesco (partner di Operandum), molto delicata dal punto di vista delle caratteristiche idrauliche, morfologiche e biologiche.

Una delle soluzioni prefigurate da Operandum è la costruzione di una duna sabbiosa per contenere l’erosione costiera lungo il Delta del Po.

«Se ne occuperanno Arpae, l’Agenzia regionale di protezione dell’ambiente, e la società Rina Consulting che è partner dell’iniziativa – dice la professoressa Di Sabatino –. In origine doveva essere predisposta nella zona di Bellocchio, ora però si sta definendo un nuovo sito. L’idea di realizzare una duna, riutilizzando sabbia portata via in precedenza dalle mareggiate, ripristinando quindi quel che c’era un tempo, risulta utile sotto diversi aspetti. In primo luogo perché serve come barriera per “scaricare” le onde del mare. In alternativa alle opere rigide aderenti la riva già utilizzate o ai frangiflutti in cemento».

SOLUZIONI NATURALI

Una contromisura, quella della duna sabbiosa, che è in sintonia con la filosofia NbS (acronimo che sta per Nature-based solutions) attorno a cui si delinea Operandum. Altri esempi sono la reintroduzione della vegetazione in grado di rafforzare gli argini dei fiumi, bacini e zone cuscinetto per intercettare l’acqua piovana.

«Con il termine NbS intendiamo pratiche con cui innovare con la natura e non contro la natura – sostiene la docente dell’ateneo di Bologna –. Permettono di ottenere benefici per la crescita economica, in grado di creare nuovi posti di lavoro attraverso la produzione di nuovi prodotti e servizi. Ed è fondamentale far capire che non si tratta di progetti imposti dall’alto: vorremmo essere un ponte tra conoscenze scientifiche e tecnologiche e la società civile, preservando i bisogni e le necessità di tutti cittadini e portatori di business nell’area».

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