Pasticcio elezioni in Provincia La proroga bis apre un vuoto di potere

Le urne appena fissate al 31 marzo rischiano di slittare Ma così l’ente può restare senza presidente e consiglieri

Il “giallo” delle elezioni in Provincia si sta trasformando in un pasticcio con proroga incorporata per gli attuali vertici, che però potrebbe esaurirsi nel momento della transizione, aprendo un inedito vuoto di potere. Proprio in questa fase nella quale l’ente amputato dalla mezza riforma Delrio sta tornando ad assumere una funzione centrale nel rapporto tra Regione e il territorio, su dossier come Zona logistica semplificata e Patto per il lavoro, e che comunque movimenta 65,5 milioni di euro in bilancio.

i fatti


È di venerdì 19 il decreto firmato dal vicepresidente Nicola Minarelli, dalla cessazione di Barbara Paron vicarie in Castello, che fissa le elezioni del nuovo presidente e dei dodici componenti del Consiglio provinciale per il 31 marzo. Elezioni di secondo livello, come noto, cioè aperte solo ai sindaci e ai consiglieri comunali del territorio, di fatto decise quindi dalle precedenti urne amministrative. Parte il toto presidente, dunque, visto che le candidature devono essere presentate entro l’11 marzo? «Non è proprio così» spiega lo stesso Minarelli, che nei prossimi giorni potrebbe emettere un altro decreto... per annullare quello di venerdì.

La fissazione della data è infatti un adempimento di legge, avallato tra l’altro dall’Unione delle Province, ma in Parlamento si sta discutendo una nuova ipotesi di proroga nazionale, simile a quella che a fine 2020 spazzò via la data naturale del 12 dicembre e diede vita alla reggenza Minarelli. Questa volta, addirittura, il testo appena approvato dalla commissione della Camera e quindi atteso da tre passaggi parlamentari, non fissa date, ma si limita a indicare come nuovo termine «sessanta giorni dall’ultima proclamazione degli eletti nei Comuni della provincia che partecipano al turno annuale ordinario delle elezioni amministrative relative all’anno 2021».

Quindi se le elezioni dei cinque Comuni ferraresi in scadenza venissero fissate, mettiamo, a fine maggio, si potrebbe andare a rinnovare la Provincia in piena estate; dovesse questa data slittare oltre, per colpa della pandemia, in Castello si andrebbe all’autunno. Il tutto per poter far votare ed eleggere in Provincia sindaci e consiglieri comunali nel pieno delle loro funzioni, e non magari costretti a dimettersi dopo poche settimane in quanto non più in carica nei loro municipi.

L’approvazione definitiva della proroga viene data per scontata, con conseguente prolungamento della gestione Minarelli, tenuta assieme da un patto di non-ostilità tra il centrosinistra e il centrodestra. Ma rischia di creare una situazione dalle conseguenze imprevedibili.

lo scenario

L’assetto delle istituzioni provinciali è infatti particolare, a seguito dei molti consiglieri in scadenza e alla vicenda Vigarano, che ha portato all’addio non solo di Paron ma anche di altri due eletti, non surrogati per mancanza di rimpiazzi nelle loro liste. Minarelli, una volta rinnovati i cinque consigli comunali ferraresi, non potrà restare in Provincia in quanto decaduto senza possibilità di rielezione. Il suo posto, nel periodo d’interregno, dovrebbe essere preso dal consigliere anziano, che è il gorese Gino Soncini, a forte dubbio ripresentazione alle elezioni comunali. Dopo di lui... il nulla, nel senso che in Castello nessuno sa indicare chi dovrebbe svolgere le funzioni di presidente e si prepara un interpello per questo a Upi e ministero.

Non è tutto. I 13 consiglieri del plenum sono già scesi a 10, per le rinunce vigaranesi, e nelle elezioni comunali sono a rischio i posti di altri quattro: Dario Bernardi, Angelo Mottola e Alessandro Guaraldi, oltre a Soncini. In pratica, può venire a mancare il numero legale, paralizzando di fatto le funzioni amministrative dell’ente.

la politica

In tutto questo il quadro politico ferrarese è congelato, nel senso che nessuno a destra come a sinistra ha interesse ad accelerare su nomi e alleanze in questo momento. Restano in campo, per la presidenza, le possibili candidature dei sindaci di Terre del Reno, Roberto Lodi (centrodestra), e di Masi Torello, Riccardo Bizzarri, quest’ultimo spendibile anche in ottica bipartisan.

Stefano Ciervo

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