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Bondeno sconvolta non può accettare la tragedia: «Servono riflessioni molto profonde»

La notizia dell'omicidio ha fatto il giro di vie e piazze: «Vogliamo la verità e chi è responsabile non deve uscire più di galera»

BONDENO. Il piccolo borgo di San Giovanni è fatto di case alte, strette e di diversi colori. Quella in cui abitava Rossella Placati, 50 anni, è l’ultima in fondo, intonacata di fresco, con la facciata pulita e ordinata. Ieri mattina la donna è stata trovata morta, qualcuno l’ha uccisa e su questo non ci sono dubbi. I vicini rimangono nascosti dietro le tende, solo qualcuno osa avvicinarsi.

Il borgo


«Ho visto i carabinieri e l’ambulanza – racconta una signora bionda –. Conoscevo bene Rossella, anche se parlavamo poco. Come conosco bene sua sorella Daniela e sono stata io a chiamarla ieri mattina. Non mi hanno voluto dire nulla, ma ho capito... È tremendo tutto questo, non doveva andare così».

«Conosco bene i figli, hanno più o meno la mia età. Questa mattina quando ho visto arrivare Nicolò mi sono venute le lacrime e avrei voluto abbracciarlo ma poi...ma poi non mi sono nemmeno avvicinato. Non era il momento, era sconvolto».

Tante domande, tanti dubbi e ancora nessuna risposta. Ognuno, in cuor suo, intuisce quello che è potuto succedere ma si aspetta la verità, convinti che non ci vorrà molto.

La coppia non si vedeva tanto in giro. «Frequentavano altra gente ed erano sempre fuori per lavoro – dicono altri vicini –. Non si fermavano a parlare con noi, lei salutava ma lui no, non lo conosciamo nemmeno».

In paese

Era evidente ieri in centro, tra le persone che si recavano nei locali aperti per l’asporto, la rabbia e l’incredulità per quanto accaduto nella notte ne Borgo San Giovanni. Il sospetto è che la donna possa essere vittima di un femminicidio, ancora se ancora non si ha alcuna certezza e la notizia ha sconvolto tutti. «Sono drastico - spiegava Roberto mentre sorseggiava un caffè all’esterno del bar caffetteria A&S - contro azioni efferate, come uccidere una persona, bisogna adottare azioni pesanti. Ho 75 anni e non ha mai visto un crescendo di delitti, o azioni violente, come si sta verificando in questi ultimi anni. Ci vuole la certezza di una pena pesantissima che serva da esempio e monito. Gli assassini devono sapere a cosa vanno incontro e che devono pagare pesantemente». Un ciclista si ferma, ascolta e a gran voce dice di condividere pienamente e che è ora di adottare pene drastiche.

La condanna

La notizia è voltata tra strade e piazze e ha fatto il giro della tra comunità bondenese. «Tutti ne parlano - conferma la titolare del Blobkaffe - conosco la persona uccisa e sono doppiamente addolorata, e amareggiata, perché è la mamma di un mio caro amico. Una brutta storia che non pensavo potesse accadere qui da noi». Dal portone del municipio esce una signora anziana che alla domanda se fosse a conoscenza dell’accaduto annuisce con la testa, poi senza parlare si allontana frettolosamente facendosi il segno della croce. Nel bar Orlando, ma il nome non ha nessun legame con il cognome dell’ex marito della vittima - ci conferma la titolare -, troviamo all’interno l’ex sindaco, Daniele Biancardi, che afferma: «Andiamo molto male, un brutto segno se queste cose succedono anche nelle comunità come quella bondenese. Forse non si è preso in giusta considerazione un fenomeno che sta sempre più dilagando. C’è motivo per essere molto preoccupati».


Le riflessioni

La rabbia, per quanto accaduto, porta anche ad affermazioni molto pesanti. Nel rione San Giovanni, dove il fatto è accaduto, una donna è seduta davanti ai gradini di casa e, mentre assorta osserva lo spiegamento di carabinieri, ad alta voce dice: «Ma dove stiamo arrivati, la vita di una donna non ha più nessun valore, la striscia di sangue si allunga sempre più». In tutti il sentimento prevalente è però l’incredulità e la fatica nel dover ammettere che queste cose, che normalmente si apprendevano da tv e giornali, succedono sotto casa e anche nel proprio Comune».

«Certe persone - dice un’altra persona - sono sole e non se ne rendono conto nemmeno loro. Poi quando capiscono è troppo tardi. Forse qualcuno poteva fare qualcosa per lei, difenderla in qualche modo. Perché è vero, ancora non si sa chi sia stato ma è anche vero che lei conosceva il suo assassino e anche bene. Se così non fosse, se abbiamo una persona che fa una cosa del genere anche solo per rubare, allora c’è davvero da avere tanta paura». —

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