Il ristorante diventa mensa «Servizio per i nostri clienti»

A partire da ieri la Barchessa di Cassana apre le porte per i pranzi di lavoro Camba il codice Ateco, distanziamenti più rigidi e fattura intestata all’azienda

Davide Bonesi

«Abbiamo sempre lavorato anche quando eravamo in zona arancione, facendo il servizio d’asporto, anche se sinceramente non c’è mai stato un vero guadagno. Visto che le limitazioni proseguono abbiamo deciso di offrire questo servizio in più, anche per venire incontro alle esigenze dei tanti dipendenti di aziende della zona che non sanno dove andare a pranzo». A parlare è Erika Padovani, una delle due socie che gestiscono il ristorante Barchessa di Cassana (via Smeraldina, traversa di via Modena), che da ieri ha cambiato la modalità di lavoro del proprio ristorante, effettuando servizio mensa per poter così restare aperta anche se la nostra regione è in fascia arancione.


Non è una novità una procedura di questo tipo, già durante il primo lockdown in giro per l’Italia ci sono stati ristoranti (soprattutto quelli più grandi che dispongono di maggiori spazi per il distanziamento) che hanno deciso per questo tipo di servizio, così da poter continuare a lavorare ogni giorno.

CHI Sì E CHI NO

Negli ultimi giorni, in particolare, sono circolati sui social messaggi di altri ristoranti di Ferrara e provincia che erano pronti a partire da ieri con questo tipo di servizio ma, forse, si sono scontrati con una realtà burocratica e organizzativa più complicata del previsto e hanno deciso di desistere. «Finché si trattava di far compilare i moduli a chi veniva a pranzo da noi non era un problema - ci dice una ristoratrice che ha cambiato idea -, ma poi abbiamo saputo che c’era da cambiare il codice Ateco, per poter avere quello necessario per diventare una mensa con la conseguenza di perdere i ristori. Se poi lavoriamo poco non ne vale la pena, anche perché le sale vanno isolate per ogni azienda, quindi non sono molti i ristoranti che possono riuscire a fare il servizio».

La sostanza, per un locale, è proprio quello di garantire distanziamento per ciascuna azienda, come fossero ciascuna una famiglia diversa al tavolo. Oltre a questo, non può entrare chiunque nel ristorante e neppure partite Iva individuali, bensì solo dipendenti di aziende che giustifichino l’esigenza di una mensa e la fatturazione va intestata direttamente all’azienda per cui lavorano. «Appena i clienti entrano - dice ancora Padovani -, gli facciamo compilare un foglio con indicato i riferimenti della ditta per cui lavorano e i riferimenti dell’intestazione della fattura, poi mangiano in pace...».

RAPPORTO CONTINUATIVO

Ancora una volta, la cotitolare della Barchessa spiega il perché di questa scelta: «Non è solo una questione di lavorare noi e i nostri dieci dipendenti, è che abbiamo rapporti consolidati con le aziende della Pmi di Ferrara, clienti che vengono abitualmente a pranzo da noi. Di fatto con questo servizio non ci aspettiamo di avere nuovi clienti e di quelli che vengono solitamente abbiamo già tutti i dati per la fatturazione». Come a dire che di fatto il locale di Cassana era già da considerare una mensa - ovviamente di qualità - anche prima. «Avevamo pensato di partire già nelle scorse settimane, ma abbiamo voluto essere sicuri di cosa comportava questo tipo di servizio. E poi rispetto al solito abbiamo distanziamenti ancora più rigidi e plexiglass a separare ogni tavolo del locale».

Alla Barchessa resta poi confermato il menù d’asporto, per dare un servizio completo a chi lavora. —

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