«L’amore non può uccidere» Atika e Cinzia, altre vittime

I due delitti dell’estate del 2019, sotto choc la città di Ferrara, Copparo e Cologna Poi cortei di solidarietà e i processi: uno con ergastolo, l’altro in ancora in corso

FERRARA. Due donne, due nomi, due vittime, le ultime in ordine di tempo delle violenze che uccidono. Atika Gharib aveva 32 anni, viveva e lavorava a Ferrara, venne uccisa dal compagno M’hamed Chamekh, il 2 settembre del 2019.

Cinzia Fusi, di anni ne aveva 34 anni, lavorava come commessa nel market di Copparo, di cui era titolare il compagno, che la massacrò a colpi di mattarello la mattina del 24 agosto dello stesso anno.


Insieme per dire basta

Due femminicidi che scossero non poco l’opinione pubblica ferrarese, in quell’estate calda a Copparo come a Ferrara, tanto che poi, ai processi celebrati (quello per l’omicidio Fusi) e quello in corso (per Atika) i rispettivi comuni, di Riva del Po e Copparo e Ferrara, si sono costituiti parte civile. Per riaffermare, assieme alle comunità, ai cittadini qualunque, il no alle violenze e dire basta ai femminicidi che da troppi anni vengono registrati nei crudi dati di cronaca.

A Ferrara come Copparo, quell’estate, furono i cortei di solidarietà per Atika e Cinzia a sollevare le voci contro i femminicidi, con i sindacati a proporre i cortei (a Ferrara e Copparo) e i vari amministratori locali a rispondere all’appello a nome dei cittadini.

A Ferrara, in prima fila il Comune con i suoi assessori Lodi e Coletti, e lo stesso sindaco Fabbri che in occasione dei processi per la morte di Atika ha sempre ribadito «massima vicinanza e sostegno alle ragioni dei famigliari di Atika» ricordando che il Comune è «quotidianamente al fianco delle associazioni che si occupano di prevenzione e assistenza nei confronti delle donne che subiscono violenze».

Delitti Efferati

Furono due delitti tremendi, efferati. Per quello di Atika è in corso a Bologna il processo, e il compagno accusato – e reo confesso – dell’omicidio verrà sottoposto ad una perizia psichiatrica per stabilire la sua capacità di subire un processo. Quel settembre del 2019, Mhamed Chamekh uccise e poi bruciò in un casolare a Castel d’Argile nel Bolognese il corpo della compagna con cui viveva qui in città, in via Oroboni.

Al processo di Bologna oltre i familiari della donna è parte civile anche l’Udi, Unione donne italiane per ribadire la ferma posizione e l’impegno contro ogni femminicidio. Lo stesso compagno di Atika è sotto processo a Ferrarain altro processo per violenze familiari su Atika e le figlie, commesse un mese prima nella casa dove abitavano: si riapre il 2 marzo prossimo davanti al giudice Carlo Negri, che dovrà valutare – come coda del processo bolognese – se Chameck abbia o meno le capacità di «stare in giudizio».

Un monito

Ma se questi processi non si sono ancora chiusi, il processo per l’omicidio di Cinzia Fusi ha visto la Corte d’assise di Ferrara condannare all’ergastolo il compagno che la uccise. Cinzia, la mattina del 24 agosto 2019, venne colpita ripetutamente alla testa con un mattarello di legno: fu l’epilogo di una lite per motivi di gelosia nel garage del negozio dove entrambi lavoravano a Copparo, e allora fu lo stesso Cervellati a chiamare i carabinieri che si trovarono davanti la scena agghiacciante, con la donna agonizzante, morta dopo poche ore in ospedale.

Una sentenza quella dell’ergastolo che venne accolta dai familiari di Cinzia Fusi con soddisfazione, e motivarono così, tramite il loro avvocato Denis Lovison: «volevano l’ergastolo anche perché questo possa essere di monito ad altre persone». —

D.P.

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