Lutto alla Haemotronic: «Rossella era una grande sindacalista»

A Mirandola era addetta nel reparto sacche, aveva superato anche il sisma. Le amiche di fede buddista: «Donna solare, portava energia positiva»

MIRANDOLA (MO). Ieri mattina non era andata a lavorare e quell’assenza ingiustificata aveva insospettito i colleghi del reparto “sacche”. Perché Rossella Placati era una dei punti di riferimento della grande famiglia “Haemotronic”, l’azienda del biomedicale mirandolese, che aveva pagato un prezzo altissimo in termini di vite nei crolli del maggio 2012. E già allora la mamma di Bondeno lavorava nello stabilimento che produce dispositivi medici: era stata assunta alcuni anni prima e in tutto questo tempo aveva dedicato parte della sua vita agli altri colleghi.

RAPPRESENTANTE RSU


Nelle ultime elezioni era infatti stata eletta nella Rsu aziendale, incarico che svolgeva con grande dedizione.

«È un fatto gravissimo quello che è accaduto – dice il ragionier Luca Di Marco, responsabile dell’ufficio Personale –, ci fa rabbrividire. Vogliamo ricordare Rossella come una bravissima persona, che ci sapeva fare. Lavorava con passione e con lei ci si poteva confrontare. Siamo in quattrocento dipendenti e non è facile distinguersi».

Le voci dell’omicidio hanno iniziato a materializzarsi in Haemotronic solo dopo l’ora di pranzo, quando sono comparse le telecamere davanti ai cancelli dell’azienda di via Carreri a Mirandola, dov’è sorto il nuovo stabilimento, per raccogliere le testimonianze di chi entrava in turno alle 14. E tutti hanno confermato la generosità della donna, apprendendo con sconcerto quanto veniva loro raccontato dai cronisti.



Ma un altro pezzo di vita di Rossella ruotava su Finale, dove abitano alcune delle sue più care amiche. Lei, mamma di due figli, molto presente nelle loro vite, ma soprattutto donna che sapeva trasmettere gioia.

COMPAGNA DI FEDE

«Era una compagna di fede del buddismo di Nichiren Daishonin – racconta un’amica che preferisce l’anonimato –. È una cosa assurda quanto le è capitato: siamo di fronte a qualcosa di inspiegabile. Non sappiamo chi le abbia fatto quella violenza, ma certamente Rossella non era una persona che faceva innervosire, anzi. Per lei si possono usare soltanto aggettivi belli: solare, positiva, vitale. Io l’ho sempre apprezzata molto nel suo ruolo di mamma: ha dei ragazzi grandi, ormai. Eppure era ancora molto presente, si informava, li seguiva e voleva essere presente nel loro percorso di crescita. Proprio per quello sono ancora più scioccata».

Tra le amiche c’è chi non trova le parole per raccontarla e si chiude nel proprio angosciante silenzio, andando a ripescare i ricordi e gli aneddoti di qualche giornata trascorsa insieme: «Una donna molto sportiva che si divertiva a stare in mezzo alle persone. Si sentiva bene in compagnia, ci piaceva fare festa per raccontarci». —

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