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Femminicidio a Bondeno. Il compagno ora è in carcere: «Ma io non sono l'assassino»

Interrogato fino alle 4 di martedì mattina, poi è scattato il fermo: venerdì dal giudice. Rossella Placati, 50 anni, è stata uccisa in casa

BONDENO. Freddo, lucido senza un tentennamento, non ha ceduto, mai, raccontando la sua verità: di non essere lui l’assassino di Rossella Placati, la donna di 50 anni con cui condivideva la casa a Bondeno nel Borgo di San Giovanni e la sua vita negli ultimi due anni. Doriano Saveri, l’artigiano edile 45enne, l’ha ripetuto per tutta la notte durante l’interrogatorio cui è stato sottoposto e concluso alle 4 del mattino di ieri con il suo fermo, l’arresto per omicidio volontario aggravato. In realtà aveva iniziato lunedì mattina a urlarlo (veramente, e non è una iperbole), dopo aver scoperto la compagna morta in casa, con la testa fracassata, in un lago di sangue: «Io non c’entro nulla, non c’entro, ma lei è morta, è morta», aveva ripetuto ai carabinieri della caserma di Bondeno che se l’erano visto arrivare lunedì mattina con le mani nei capelli, urlante, sbraitando, fuori controllo, chiedendo addirittura di essere interrogato.

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Lo hanno fatto, poi, nel tardo pomeriggio di lunedì, carabinieri e pm Stefano Longhi per quasi 12 ore, con pause e riflessioni. E lui, freddo e lucido - come dicevamo - ha continuato a dire di non aver ucciso la compagna, di aver passato la serata e la notte, prima fuori casa, poi una volta rientrato, per diverse ore è rimasto in casa, al piano terra, senza accorgersi della morte della compagna, se non ore dopo. Trovata non nella stanza da bagno, ma nella camera da letto al primo piano - spiegano fonti alla Nuova Ferrara - e dunque cambia lo scenario, ma restano le contraddizioni di un interrogatorio durato dalle 4 del pomeriggio di lunedì fino alle 4 di ieri mattina. Con tante pause: per ascoltare, raccontare, domandare, verbalizzare, cercare riscontri alle cose dette. Alla fine il fermo: l’atto giudiziario che l’ha fatto arrestare per una accusa che già si potrebbe tradurre in ergastolo con l’aggravante del Codice rosso. Così, ieri, Saveri ha passato il primo giorno e la prima notte in carcere: è indagato per omicidio volontario aggravato e venerdì prossimo dovrà presentarsi davanti al giudice - ieri il pm Longhi ha inoltrato la richiesta - per la convalida del suo arresto. Prima di venerdì, però, nei tre giorni che mancano da ieri, carabinieri e procura dovranno riempire tutti i vuoti del racconto di Doriano Saveri. E cercare e trovare riscontri al suo inverosimile racconto.



A caccia di reperti

Per questo motivo i carabinieri anche ieri sono tornati nella casa di Borgo San Giovanni a caccia di reperti, prove. Anche se lui, Saveri, potrebbe averle già cancellate nel “buco” di quelle ore che non riesce a riempire con spiegazioni chiare e plausibili. Perché, in tutte quelle ore lui avrebbe potuto benissimo crearsi un alibi, far sparire tutto ciò che doveva far sparire. Perché, ed è questo che indicano i medici legali, ma che dovrà essere confermato dall’autopsia che verrà ordinata a breve, l’omicidio è avvenuto domenica sera. E allora gli inquirenti partono dal presupposto che sia lui l’unico sospettato: l’omicidio è avvenuto in casa, non ci sono effrazioni alle porte, chi è entrato conosceva la vittima o aveva le chiavi. E infine, il rapporto tra Saveri e Rossella Placati era turbolento, e soprattutto, ormai concluso, lui stava per andarsene da casa. E domenica sera il litigio.



In quelle ore, dopo essere uscito di casa, dopo aver ucciso la compagna come lo accusano di aver fatto, sta fuori diverso tempo e non ha detto né dove, né per quanto, durante l’interrogatorio.

Poi rientra in casa. E in casa si sarebbe fermato al piano terra e non si sarebbe accorto che la compagna era morta se non al mattino, quando dice di aver scoperto il corpo senza vita e in mezzo al sangue alle 8.15 di lunedì.

E allora? Allora, invece di chiamare i soccorsi, si presenta di persona dai carabinieri alla caserma di Bondeno. Con le mani nei capelli e disperato continua a urlare: «Io non c’entro niente, non c’entro, è morta, è morta».



Coi vestiti puliti

Particolare importante, importantissimo, in quel momento ha vestiti puliti: nessun segno di ciò di cui è accusato di aver fatto nella casa di Borgo San Giovani. E visto che all’interno della casa non sarebbe stato possibile, al momento, trovare reperti che “parlino”, il buco di quelle ore della notte non potrebbe essere servito per gettare i vestiti che indossava mentre colpiva la compagna con ripetuti colpi e anche l’arma del delitto che non si trova? Il “buco” di quelle ore è un elemento che non torna, come tanti altri raccolti dagli inquirenti che potrebbero anche non bastare - assieme alle contraddizioni con cui lui stesso ha riempito il suo racconto davanti agli inquirenti - a convincere il giudice che dovrà interrogarlo venerdì mattina della sua responsabilità.

E allora in questa manciata di giorni, carabinieri e procura - ieri chiusi nel massimo riserbo - dovranno attivare nuove indagini, cercare riscontri, visionare telecamere sparse in paese, esaminare tracce telefoniche dei cellulari, analizzare le celle dei telefoni dove e quando vengono attivate: per riempire quel “buco” della notte tra domenica e lunedì mattina e dire che lui, Doriano Saveri, invece c’entra con la morte della compagna . —

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