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Bondeno piange Lidia, eroina dell'assalto al municipio

È deceduta a 95 anni: da qualche tempo risiedeva a Molinella, dove abita la figlia. Aveva partecipato all’azione delle donne, il 18 febbraio 1945, contro i nazifascisti 

BONDENO. Lidia Bellodi si è spenta ieri, all’età di 95 anni, nella casa di riposo di Molinella, dove si trovava da qualche tempo, vicina all’abitazione della figlia Flora. Lidia era nata il 1° ottobre del 1925 e se ne va con lei l’ultima protagonista dell’eroico assalto del 18 febbraio del 1945, nel corso del quale alcune donne entrarono nella residenza municipale allo scopo di distruggere i registri di leva e fermare, in questo modo, i rastrellamenti in corso da parte dei nazi-fascisti.

MEDAGLIA DI BRONZO


Una pagina di storia, quella che Lidia Bellodi ha contribuito a scrivere, e che a Bondeno è valsa la medaglia di bronzo al valor militare. Naturalmente, la notizia della scomparsa della 95enne staffetta partigiana ieri ha fatto subito il giro della città, dove Lidia Bellodi ha abitato fino ad alcuni anni fa, senza mai perdere il suo filo diretto con le giovani generazioni, alle quali ha trasmesso i suoi ideali. Racchiusi anche in video-testimonianze e in una sua biografia curata da Bracciano Lodi ed Edmo Mori, pubblicata nel 2015.

Proprio Lodi esprime il cordiglio dell’Anpi: «Con Lidia perdiamo l’ultima staffetta partigiana che partecipò all’eroico assalto del 18 febbraio ’45. Un patrimonio di donne che ha dato tanto al nostro paese. Conserviamo molte testimonianze dei suoi racconti, l’ultima delle quali fu un’intervista che mi recai personalmente a fare a Molinella e che è stata la sua ultima apparizione pubblica – ricorda Bracciano Lodi –. È intenzione dell’Anpi ristampare presto la sua biografia. Esprimiamo il cordoglio dell’Anpi alla sua famiglia».

A Lidia e alle eroine del suo tempo era stato dedicato un volume alla fine degli anni Novanta, dal titolo “Donne contro”, scritto da Delfina Tromboni, senza dimenticare l’importante pellicola “I figli non sono della guerra”, girata nel ’54. La Resistenza locale, insomma, è stata anche grazie all’impresa di Lidia Bellodi un punto di svolta nella lotta partigiana per la liberazione del Paese. Tanto che, seppure per poche ore, il municipio di Bondeno fu il primo oltre la “linea Gotica” a vedere sventolare la bandiera tricolore, quel 18 febbraio 1945.

LA PARTIGIANA

Lidia Bellodi aveva soltanto 19 anni quando fu avvicinata dalla Resistenza, da parte di Silvana Lodi (nome di battaglia “Carla”, alla quale è dedicata la sezione Anpi di Bondeno). La stessa Bellodi, alcuni anni fa, spiegò quel momento cruciale della sua vita: «C’è una organizzazione clandestina – riportò Lidia di quella conversazione con “Carla” – che sta lottando per fare finire questo stato di cose. Mi disse che anche noi donne avremmo potuto dare una mano. Metterci insieme, per cambiare, fare cessare i soprusi dei fascisti e dei tedeschi. Io, a quel punto, ho detto “sì” e mi sono messa a disposizione».

Lidia Bellodi rischiò spesso la vita, come staffetta, portando nei suoi abiti i volantini diretti ai partigiani. «La sua – dice il sindaco di Bondeno, Simone Saletti – è una generazione che ha contribuito alla Liberazione, in quanto tantissime donne dormivano sul pavimento freddo delle proprie case, per consentire un riparo ai partigiani combattenti. La scomparsa di Lidia Bellodi è per noi tutti una perdita gravissima, ma al tempo stesso continueremo a mantenerne vivi il ricordo e gli ideali». I funerali di Lidia Bellodi si svolgeranno domani alle 15 a Molinella, dove verrà in seguito tumulata dopo la cremazione. —

Mirco Peccenini

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