Omicidio di Rossella, non si fa l’autopsia: la difesa chiede una superperizia

Saltano gli esami medico legali che erano fissati per domani. Tutto slitta almeno di 10 giorni: la verità deve così attendere

BONDENO. Non è mai accaduto, a memoria di inquirenti e cronisti. Ma accade nel caso della morte di Rossella Placati, di cui è accusato il compagno Doriano Saveri, che si trova in carcere per omicidio volontario aggravato. Domattina salterà l’autopsia, già fissata da giorni, per una questione tecnico-giuridica voluta dalla difesa del presunto assassino e dunque la verità, purtroppo, si dovrà attendere poiché per formalizzare i nuovi atti necessari occorrerà almeno un’altra decina di giorni ancora.

E dire che l’autopsia sul corpo della donna, per accertare cause (colpi alla testa e tre fendenti di coltello al petto sinistro) e ora della morte – accertamenti fondamentali per arrivare alla verità sull’omicidio, che Saveri continua a negare di aver commesso – era fissata da giorni a domani.


Difesa a sorpresa

Ma a sorpresa la difesa di Saveri, l’avvocato Sergio Pellizzola, ieri ha presentato una richiesta di incidente probatorio, fatta propria poi dal pm Stefano Longhi che depositerà domani i nuovi atti. Al di là della differenza tecnico-procedurale, questo nuovo fatto ritarderà l’esecuzione degli esami di oltre una settimana. La differenza tra autopsia eseguita normalmente e quella in incidente probatorio è sostanziale: l’autopsia “comune” viene eseguita da medici legali nominati dalla procura, in questo caso Maria Rosa Gaudio e Raffaella Marino (quest’ultima ha svolto il sopralluogo dopo il delitto); e a questo esame possono partecipare anche consulenti tecnici della difesa.

L’autopsia in incidente probatorio, invece, è una superperizia, fatta eseguire da un giudice terzo con propri consulenti da nominare, super partes tra accusa e difesa, che parteciperanno con propri consulenti.

L’incidente probatorio è un procedimento eccezionale che viene chiesto quando è necessario acquisire anticipatamente prove, e non sarebbe questo il caso. Ma il legale di Saveri avrebbe ritenuto necessario che ad esprimersi non tanto sulle cause ma sull’orario della morte, fossero periti super partes (per maggior garanzia dell’esame e non per assenza di fiducia) e non gli stessi della procura che hanno fissato l’orario della morte di Rossella Placati tra le 22 di domenica scorsa e le 3.30 di lunedì. Perché se fosse confermato questo range di orari, questa sarebbe la prova provata che a uccidere la donna è stato Saveri, unica persona presente nella casa di Borgo San Giovanni, in un raptus dovuto a un movente passionale: lei lo aveva cacciato di casa, il loro rapporto era finito e lui era animato da rancori per tutto questo e voleva denunciare la donna per diffamazione e calunnia perché lei lo offendeva (questo sostiene Saveri, ovvio).

Tre fendenti al petto

In uno stato ormai di assoluta confusione e senza controllo – secondo i giudici che lo hanno tenuto in carcere Saveri all’udienza di convalida di venerdì – ha ucciso la compagna, aggredendola nello stanzino al primo: colpendola violentemente alla testa, quando lei era già a terra (le tracce del sangue indicano questo) e con tre fendenti nella parte superiore del petto sinistro, che l’autopsia avrebbe dovuto accertare se inferti prima o dopo i colpi alla testa, come ipotizzano gli inquirenti. Ma questo lo dovrà dire l’autopsia, quando verrà eseguita in incidente probatorio la prossima settimana. —