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Moglie e figlia di Dario: «Era buono» 

Il racconto dei momenti concitati della denuncia di scomparsa e del tragico ritrovamento: non sappiamo cos’è successo. Vicinanza del sindaco a nome del paese: «La verità verrà scoperta»

ITALBA. «Mio marito, ieri mattina, quando è arrivato suo cugino Riccardo, stava provando a sistemare la sua utilitaria, una Fiat Panda, semi distrutta in un incidente stradale, che lo aveva coinvolto due mesi fa a Boschetto di Lagosanto. Riccardo gli ha chiesto di accompagnarlo a Final di Rero, in un capannone, per verificare i lavori riguardanti un progetto di fotovoltaico che stava seguendo. Dario ha risposto a Riccardo che non se la sentiva, perché nell’incidente si era fratturato un paio di costole ed era ancora dolorante. Ma poi, davanti all’insistenza di Riccardo, ha accettato. All’ora di pranzo non era ancora tornato a casa e l’ho chiamato ripetutamente, ma Dario non rispondeva e non ha mai più risposto».



LA FAMIGLIA

Questo il racconto di Armanda, moglie di Dario Benazzi, il resoconto di una domenica come tante, ma finita in tragedia. Con il passare delle ore l’apprensione dei familiari del pensionato, che viveva in località Fronte II Tronco, nella frazione mesolana di Italba, si è fatta insopportabile e quindi è scattato l’allarme.

«Abbiamo chiamato una parente – prosegue la moglie di Dario Benazzi –, la quale mi ha riferito che, per via dei rumori di fondo, di qualche attività, mio marito forse non aveva sentito il telefono squillare, ma poi, non ricevendo notizie, dato che lui era sempre preciso in quello che faceva e puntuale, abbiamo chiamato i carabinieri».



In lacrime, Armanda e la figlia Michela ricordano quei momenti concitati, in cui domenica sera è stato loro comunicato che era stata ritrovata, in aperta campagna a Final di Rero, l’autovettura del cugino Riccardo, una Volkswagen Golf.

«Mio padre era un uomo buono, semplice, cordiale e gioviale con tutti – riconosce la figlia Michela –; anche dopo la pensione ha continuato a tenersi attivo, era sempre in movimento. Anche ieri mattina (domenica, ndr) stava cercando di sistemare la sua automobile, ma poi ha accettato di seguire suo cugino e lo abbiamo perso. Attendiamo informazioni, perché ancora non sappiamo cosa possa essere successo».



Accanto alla Fiat Panda che Benazzi stava cercando di riparare restano ancora pezzi e arnesi, a dimostrazione che il lavoro era stato solo sospeso.

SINDACO ED EX COLLEGHI

Addolorato e sgomento, il sindaco di Mesola, Gianni Michele Padovani, fa sentire la propria vicinanza alla familiari di Dario Benazzi: «Sono costernato per quanto è accaduto alla famiglia Benazzi – dichiara il primo cittadino –; unisco le mie condoglianze e quelle dell’amministrazione comunale di Mesola alla famiglia, in questo momento di profondo dolore. Sono certo che le forze dell’ordine sapranno garantire la verità su ciò che è accaduto».

Anche nel vicino vivaio dei fratelli Zanzi a Massenzatica, dove Dario Benazzi ha lavorato per tanti anni come operaio agricolo, dolore e incredulità sono sentimenti comuni: «Dario era buono come un pezzo di pane – ricorda Matteo Lezziero, responsabile del vivaio –; era sempre disponibile con tutti e, dopo aver lavorato qui per una vita, è andato in pensione sette od otto anni fa. Lo ricordiamo tutti con affetto. Non sapevamo della tragedia. Una cosa del genere non poteva succedere a un uomo buono, gioviale e solare come Dario». —

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