Dem ferraresi esterrefatti da Zingaretti: «Ci ripensi». E un piano B ancora non c’è

Zappaterra: emerge tutta la confusione che abbiamo accumulato. Talmelli: è triste ridurre tutto ai nomi e ai cognomi

FERRARA. Alleanze con il M5s, questioni di parità di genere, correnti che chiedono presto il Congresso, anche per questioni di leadership, e il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti annuncia le sue dimissioni. Non sembra esserci spazio per ripensamenti e fra gli smarriti dem ferraresi la decisione è più o meno compresa, ma l’auspicio dei più è che Zingaretti ci ripensi «per non creare ulteriori strappi»; c’è chi rimette la discussione all’Assemblea nazionale e, nel Ferrarese, in alcuni circoli raccolgono firme e fanno appello a Zingaretti perché torni sui suoi passi. Ma se tutto sarà vano, come si preannuncia, e si dovesse andare alla ricerca di un nuovo leader, meglio superare subito discussioni su nomi e schieramenti e pensare a progetti concreti, dice il segretario comunale del Pd, Alessandro Talmelli.

Leadership


«L’ho detto anche in assemblea comunale mercoledì sera che qui non c’è un problema di leadership ma c’è una discussione che deve essere fatta, franca, aperta e approfondita. Abbiamo davanti un’occasione straordinaria, quella del Recovery Plan, una nuova occasione di far nascere una nuova classe dirigente che deve impegnarsi in una discussione sul futuro del nostro paese, senza parlare di Conte o delle correnti». Per Talmelli inoltre il partito deve ripartire dai territori: «Ho sempre sottolineato che noi dobbiamo impegnarci per Ferrara, questo è l’obiettivo come Pd di questa città, e tutte le altre discussioni ci distraggono dall’obiettivo chiaro. A Ferrara stiamo facendo un ottimo lavoro ed è triste che si debba ridurre tutto ai nomi e ai cognomi». Il dopo Zingaretti? «È prematuro, ci devono essere delle disponibilità, ma l’importante è l’idea che si ha del paese e del partito: non mi iscrivo ai fanatici di A o B ma ai fanatici del progetto. Un partito non deve comunque interrompere la sua attività in funzione di crisi interne e l’importante è avere chiaro qual è la posta in gioco: c’è una grave crisi economica, abbiamo da vaccinare un sacco di persone, da far funzionare un Governo, e gli ospedali».

«Ora dobbiamo sentirci tutti impegnati a trovare una strada che ci consenta di affrontare la crisi sanitaria, economica e sociale e le elezioni amministrative di quest’autunno con un Pd forte e coeso” è la considerazione dell’assessore e segretario regionale Pd, Paolo Calvano: «Un ripensamento? Sarebbe una notizia che troverebbe il consenso mio e di tutto il Pd dell’Emilia Romagna. Abbiamo sempre lavorato insieme al segretario Nicola Zingaretti e i risultati delle ultime elezioni regionali e comunali in Emilia-Romagna dimostrano che questa collaborazione ha dato ottimi frutti».

Sorpresa da Zingaretti («ha fatto affermazioni pesanti») anche la capogruppo Pd in Regione Marcella Zappaterra: «Emerge in modo eclatante la confusione che abbiamo accumulato circa la nostra collocazione politica, le alleanze e la prospettiva che vogliamo perseguire. Una confusione su questioni sostanziali di fondo che riguardano l’identità e il ruolo che vogliamo svolgere nel Paese. Io speravo fosse lo stesso Zingaretti a prendere atto del problema portandoci al congresso, ma pare che ormai questa strada sia molto stretta e mi dispiace molto. A questo punto l’auspicio è che il gruppo dirigente nazionale comprenda che siamo in un collo di bottiglia dal quale possiamo uscire solo con un confronto con la più ampia platea del partito. Fatico ad immaginare soluzioni di ripiego che ci tengano per mesi in una fase di transizione. Il Paese attraversa un momento difficile e ha bisogno del Pd così come il Governo ha bisogno che uno dei suoi pilastri portanti sia solido e protagonista delle scelte da fare».

Esterrefatti

«Il Paese al di là della percentuale di consenso ha bisogno di un Pd unito che sia capace di incidere nella politica del paese. E quando uno si trova nella classe dirigente del Pd con le aspettative di un mondo potenziale che potrebbe votarlo ci deve essere un’assunzione di responsabilità forte – dice pensando al futuro il capogruppo Pd in Consiglio comunale, Francesco Colaiacovo – Sono rimasto un po’ esterrefatto dalla notizia credo non siano opportune queste dimissioni e mi auguro si torni indietro». Auspicano ancora un ripensamento anche il segretario provinciale del Pd Nicola Minarelli e i dem cittadini Matteo Proto e Cristiano Guagliata. —

Giovanna Corrieri

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