Marattin e Carife: «Il governo si attivi per chiedere indennizzi all’Ue»

Luigi Marattin

Il presidente della Commissione finanze solleciterà Draghi. «All’epoca sbagliai a fare lezioncine a chi aveva perso tutto»

FERRARA. E’ stato uno degli esponenti del centrosinistra presi di mira dai risparmiatori Carife, negli anni caldi della risoluzione della banca a seguito della mancata ricapitalizzazione Fitd, bocciata dall’Europa. Ora, dopo la sentenza della Corte Ue sulla legittimità di operazioni di questo tipo, Luigi Marattin, da presidente della Commissione Finanze della Camera, esamina le conseguenze di questa sentenza e anche fare un po’ di autocritica.

Quali spazi ci sono per far valere i diritti di chi ha perso i risparmi a seguito dal mancato salvataggio di Carife?


«Credo che il governo debba attivarsi per verificare gli spazi di diritto per, alla luce della sentenza, chiedere l’indennizzo dei danni all’Unione europea. E come presidente della commissione competente, mi impegno a sollecitare il governo per effettuare questa verifica. Laddove dia esito positivo, credo che il governo debba avvalersi di questa possibilità».

Intanto che il governo Draghi, che era presidente della Bce negli anni del mancato via libera alla ricapitalizzazione, ci pensa su, non crede che si possa proporre un aumento fino al 100% dei ristori già previsti?

«L’erogazione dei ristori - nelle modalità decise dal governo Lega-M5S nel 2018 - procede estremamente a rilento, anche se all’epoca presero un sacco di voti in città dicendo che avrebbero ristorato tutto a tutti e immediatamente. Quindi andrei cauto nell’intervenire su quella procedura, che è evidentemente fallace. Proprio l’altro giorno, mentre presiedevo il Question Time, il governo ha risposto all’interrogazione del collega Martino (Forza Italia) in cui si chiedeva conto di tale lentezza. Ho subito dato mandato ai miei uffici di acquisire la risposta del governo e approfondire che spazi abbiamo, come commissione parlamentare, per intervenire

Lei si riconosce qualche responsabilità nel Decreto Salvabanche, cioè lo strumento scelto dall’allora governo Renzi che ha portato alla liquidazione della vecchia banca a seguito della mancata ricapitalizzazione?

«No, ero consigliere economico sui temi di finanza locale, non mi sono mai occupato di banche nei miei anni a palazzo Chigi. Appresi del contenuto del Salvabanche dai giornali come tutti i ferraresi. Tranne uno, ad essere precisi: quello che siedeva nel Consiglio dei Ministri che approvò quel decreto». Si tratta, evidentemente, dell’allora ministro Dario Franceschini».

Tornando indietro, dopo tanti anni, c’è qualcosa che non rifarebbe?

«Sosterrei i miei argomenti - della cui validità rimango convinto, in primis che la banca era gestita da un gruppo di potere che l’aveva affossata - con meno foga. All’epoca non mi resi conto che potevo anche aver ragione, ma ci stavano andando di mezzo persone che avevano perso i risparmi di una vita, che non avevano voglia di sentirsi fare la lezioncina. Occorreva maggiore empatia». —

Stefano Ciervo

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