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I cugini prima feriti e poi morti in auto: colpiti nel campo a Rero e spostati di 700 metri

Riccardo e Dario Benazzi hanno smesso di rispondere al telefono dal primo pomeriggio: i cellulari suonavano a vuoto

CODIGORO. Sono stati feriti con un’arma da fuoco, i cugini Riccardo e Dario Benazzi. L’autopsia, finita venerdì sera, ha dato le prime risposte su quello che fin da subito è apparso un giallo complesso e con tanti, troppi, punti interrogativi. Il corpo di Dario Benazzi, 70 anni, è stato riconosciuto con la prova del Dna. I due sarebbero stati colpiti alle gambe e forse anche al petto. Difficile stabilire, considerato lo stato dei corpi trovati carbonizzati, se siano morti a causa dei colpi oppure, e questa è un’altra ipotesi che resta al vaglio degli investigatori, se siano morti soffocati e bruciati.

Le ipotesi


I cugini domenica mattina si trovavano nel campo dove è stato installato anni fa l’impianto eolico di proprietà della società Gaia. Dario ha semplicemente accompagnato Riccardo per non lasciarlo solo, preoccupato per lui visto che da giorni da Codigoro, dove abitava, si recava a Rero con la convinzione di volersi riprendere quello che un tempo era stato suo, ma di cui in realtà lui aveva venduto il brevetto e ormai nulla più gli apparteneva. Domenica mattina, in quel campo, qualcuno lo stava aspettando per un regolamento di conti oppure, ed è l’ipotesi al momento più gettonata, lo ha sorpreso per l’ennesima volta in un posto dove non doveva stare. E qui si aprono due scenari. L’assassino o gli assassini avrebbero colpito i due alle gambe. Ma quante cartucce sono state trovate? Sono sufficienti per uccidere entrambi? Altra ipotesi è che sarebbero stati portati in macchina e, impossibilitati a muoversi a causa delle ferite, lasciati morire nelle fiamme. Certamente i cugini non si trovavano nell’automobile quando sono stati uccisi e vista la loro mole si pensa che ad agire non sia stata una persona sola. I due sono infatti stati caricati sulla Polo con cui erano arrivati a Rero e portati in aperta campagna, sotto l’unico albero che si trova nel raggio di chilometri. Non passando dalla strada principale, bensì lungo l’argine di un canale e percorrendo all’incirca 700 metri.

Gli orari

Stando sempre a testimonianze raccolte, un uomo avrebbe visto l’auto dalla strada già prima di sera. La stessa è stata bruciata alle 21.30: se la testimonianza fosse attendibile, chi ha agito si sarebbe allontanato per prendere del liquido infiammabile per poi tornare. Non solo. I familiari delle vittime hanno iniziato a telefonare su entrambi i cellulari dalle 14 circa in poi, perché Dario non è tornato a casa a prendere le medicine salvavita. I telefoni però hanno squillato sempre a vuoto, fino alle 21.30, quando l’ex moglie di Riccardo lo ha trovato spento. Un omicidio premeditato e studiato nei dettagli oppure una discussione finita male? Potrebbero essere proprio i cellulari a “parlare”. Gli inquirenti stanno controllando tutti i numeri che si sono attaccati alla cella vicino al luogo del ritrovamento, che però potrebbe essere la stessa del posto dove si trova l’impianto, vista la vicinanza. E, soprattutto, bisognerà vedere se chi ha ucciso si è mosso con il cellulare addosso. —

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