I due cugini uccisi a Rero a colpi di fucile da caccia

Il punto sulla vicenda con gli esiti delle autopsie e delle tac sui corpi carbonizzati: è di certo un duplice omicidio

FERRARA. Uccisi a colpi di fucile da caccia. L'esito delle autopsie e delle tac eseguite sui cadaveri carbonizzati di Riccardo e Dario Benazzi, con l'individuazione di pallini da caccia, unitamente al ritrovamento delle borre e di sangue nel terreno in cui i due si erano recati il giorno della scomparsa, mette un punto fermo alle indagini: duplice omicidio. Scompare definitivamente, dunque, l'ipotesi di suicidio/omicidio o duplice suicidio: i Benazzi sono stati attinti da arma da fuoco e quindi, a bordo della vecchia Volkswagen Polo con cui avevano raggiunto quelle campagne, sono stati allontanati dalla scena del delitto dal o dagli ignoti omicidi, che poi hanno dato fuoco all'auto con i Benazzi adagiati sul sedile posteriore, in modo da cancellare più tracce possibili. Naturalmente le indagini proseguono a carico di ignoti.

LA VICENDA

La sera del 28 febbraio 2021, verso le ore 21.30, i carabinieri della compagnia di Copparo intervenivano, unitamente ai vigili del fuoco, in località Rero di Tresignana, ove era stata segnalata un’auto in fiamme in un campo agricolo. Sul posto effettivamente veniva individuata una vecchia Volkswagen Polo, avvolta dalle fiamme. Al termine delle operazioni di spegnimento all’interno dell’auto venivano individuati i corpi di due persone carbonizzate. Le indagini, immediatamente avviate dai militari, portavano ad identificare l’utilizzatore dell’autoveicolo in un codigorese, Riccardo Benazzi Riccardo, 64 enne disoccupato, del quale la famiglia aveva, nella serata, segnalato la scomparsa ai Carabinieri di Codigoro, rappresentando che l’anziano si era allontanato in compagnia del cugino Dario Benazzi, 70 enne del luogo, affetto da gravi patologie, il quale necessitava di farmaci.

Sul posto interveniva anche il pubblico ministero di turno alla procura della Repubblica di Ferrara, Lisa Busato, la quale disponeva che le salme fossero poste a sua disposizione, per gli esami autoptici al fine di individuare le esatte cause della morte. Le indagini relative ai fatti venivano, sin da subito, affidate al reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Ferrara, che hanno operato con i nuclei operativi delle compagnie di Copparo e Comacchio, e si sono nell’immediatezza indirizzate alla ricostruzione dei movimenti dei cugini e dell’autovettura, e alla verifica della presenza di testimoni o immagini video che potessero far luce sul tragico evento. Il personale specializzato in rilievi tecnici del nucleo investigativo di Ferrara, procedeva a tutti i rilievi sull’auto, sui corpi carbonizzati e successivamente sulla scena del ritrovamento dei cadaveri, per poi estendere le ricerche di elementi utili ai terreni circostanti.

L’auto è stata data alle fiamme in mezzo ad un terreno agricolo, e non ci sono edifici abitati nelle vicinanze. Per questa ragione venivano controllati attentamente i tratturi di accesso al sito ed ai fondi limitrofi, tra cui un piccolo appezzamento di terreno, distante circa 800 metri, già “in uso” ad una società di cui il Benazzi Riccardo era socio in passato, ma di fatto abbandonato. Proprio su quel fazzoletto di terra, giace ancora il prototipo, incompiuto, di un sistema eolico “inventato” da Riccardo Benazzi, al quale l’uomo era ancora particolarmente legato, ancorché il brevetto e lo sviluppo dei nuovi prototipi avessero trovato corso in altri siti, fuori regione, a cura della società titolare del brevetto originale.

Essendo fallita la società agricola, proprietaria del terreno, a suo tempo dato in comodato per la realizzazione dell’impianto eolico, il curatore fallimentare ordinava lo sgombero dell’area dai resti del traliccio della torre fotovoltaica. In tale contesto Riccardo Benazzi otteneva dal curatore fallimentare di occuparsi di tale incombenze, pur non avendo alcun obbligo o legame con il fallito, col curatore, con la società titolare del brevetto ovvero verso terzi. Nei giorni precedenti al ritrovamento dei cadaveri, risulta che il Benazzi si fosse recato presso l’appezzamento di terreno per organizzare lo smantellamento della torre e la sua rimozione dal sito.

LE INDAGINI

Sulla base anche di queste informazioni i carabinieri addetti ai rilievi tecnici compivano un accurato sopralluogo nel campo e tra le sbarre metalliche del traliccio, rinvenendo a terra delle evidenti tracce di sangue e due “borre” di cartucce da caccia.  Sulla base degli elementi raccolti il pubblico ministero disponeva che, oltre all’autopsia, sui cadaveri venisse effettuata una tomografia assiale computerizzata (tac) per accertare la presenza di corpi estranei sui resti dei due Benazzi.

Nei giorni successivi al ritrovamento dei cadaveri, gli investigatori hanno proceduto all’individuazione e alla verbalizzazione delle dichiarazioni di diverse persone informate sui fatti, le quali hanno contribuito a ricostruire i rapporti tra i due defunti, le rispettive famiglie e la cerchia di conoscenze, oltre che a delineare il quadro economico e sociale delle vittime. Venerdì 5 marzo, all’istituto di medicina legale di Ferrara, i consulenti del pubblico ministero hanno proceduto alle autopsie e alle tac sui cadaveri, da cui è emersa l’origine traumatica del decesso. In particolare, sui resti di entrambi i corpi carbonizzati risultavano presenti diversi pallini di arma da caccia, che ricondurrebbero inequivocabilmente a un’azione omicidiaria. Allo stato il fascicolo d’indagine, presso la procura della Repubblica di Ferrara, risulta iscritto per duplice omicidio a carico di ignoti.