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«Carife, subito l’ingiunzione». Rebus sul valore delle azioni

Per il legale Cerniglia la causa contro la Commissione Ue ha solide basi. Il problema è l’entità del risarcimento: i titoli erano stati portati a 27 cent

FERRARA. Dopo la sentenza sulle banche da salvare Bruxelles ha già fatto sapere che «spetta ai ricorrenti provare l’esistenza di un legame diretto tra le azioni o le decisioni della Commissione europea e l’eventuale danno subito», aggiungendo per voce del portavoce del “governo” europeo che «abbiamo preso atto della sentenza e rifletteremo sulle implicazioni».

Sembra insomma di leggere poca disponibilità di partenza a riconoscere le ragioni dei risparmiatori Carife, che a seguito appunto della sentenza della Corte europea sul caso Tercas hanno avuto la conferma sulla possibilità di salvare nel 2015 la banca, e si stanno interrogando sulla fattibilità di chiamare in causa quella stessa Commissione Ue che si oppose al salvataggio. «Dal punto di vista tecnico il ricorso è del tutto giustificato - spiega Massimo Cerniglia, legale che ha seguito numerose cause delle banche risolte - sulle base anche delle valutazioni espresse dal presidente dell’Abi, Patuelli. Il diritto risarcitorio nasce a maggior ragione per Carife, che aveva già una delibera assembleare per la ricapitalizzazione del Fitd. Si potrebbero ipotizzare cause di più soggetti, magari mobilitati dalle associazioni dei consumatori. Il primo attto dev’essere necessariamente un’istanza alla Commissione europea per avanzare la pretesa risarcitoria e interrompere la prescrizione. Il problema dei cinque anni di prescrizione? A mio giudizio non si pone, perché anche la Cassazione ha stabilito che i termini scattano da quando il soggetto è informato del suo diritto risarcitorio, quindi in questo caso dalla prima sentenza del Tribunale europeo, o addirittura dalla recente sentenza dopo l’appello della Commissione».

Il problema per quanto riguarda gli azionisti ex Carife, semmai, è un altro: l’entità del risarcimento. Non valgono infatti le analogie con le cause degli ultimi anni, che erano basate su modalità irregolari di vendita delle azioni da parte della banca, e quindi prendevano come base il valore di acquisto dei titoli. «In questo caso bisognerà tener conto che nell’assemblea del 2015 era già stato stabilito di portare il valore delle azioni a 27 cent, quindi si dovranno fare attente valutazioni» conclude Cerniglia. —

S.C.

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