S. Anna, picco di codici rossi nel 2021. «Al pronto soccorso in attesa per 57 ore»

A gennaio dati record. Il racconto del familiare di una paziente. L’ospedale: sempre garantite sicurezza e assistenza 

FERRARA. Gennaio 2021, anche a causa della pandemia, si è rivelato un mese particolarmente critico per l’azienda ospedaliera e per il suo pronto soccorso. A tal punto che è accaduto in più di un caso che l’attesa per i pazienti da ricoverare si è allungata fino a due giorni e mezzo (un dato fino ad oggi non ancora noto alle cronache). Questo racconta il figlio di una paziente entrata in ospedale a fine gennaio e la conferma della fase di difficoltà arriva direttamente dall’azienda ospedaliera, che su richiesta della “Nuova” spiega anche i motivi che l’hanno generata. Il lettore sintetizza le 57 ore di pre-ricovero della mamma ponendo alcune domande sulla gestione della complessa attività sanitaria svolta dal pronto soccorso del Sant’Anna e sulla sicurezza dei percorsi diagnostici in una fase di ascesa della pandemia. Il servizio di Cona rappresenta ogni anno per decine di migliaia di ferraresi la porta d’accesso all’assistenza ospedaliera. In quelle 57 ore, in quei due giorni, il figlio ha potuto occasionalmente far visita alla madre, le ha fatto consegnare una bottiglietta d’acqua, ha aspettato all’esterno (rientrando a casa per la notte) per rispettare le misure di sicurezza, ha chiesto informazioni sulle condizioni del familiare.

Picco di afflusso


Nonostante i tempi di attesa del ps di Cona siano mediamente inferiori a quelli delle aziende ospedaliere regionali, risponde il Sant’Anna, e nonostante «gennaio sia statisticamente uno dei mesi più critici per la gestione del sovraffollamento negli ospedali, a fine mese ci sono state una serie di circostanze che hanno aggravato, anche rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti, la situazione di criticità nel nostro pronto soccorso».

La ragione principale è stata «l’elevato numero di pazienti Covid, che sono molto più complessi da trattare, presentano una maggiore gravità e richiedono più frequentemente un ricovero. A gennaio il numero medio di codici rossi contemporaneamente presenti in pronto soccorso è triplicato rispetto al gennaio 2020 e la proporzione di pazienti gravi (codici gialli o rossi) è stata del 60%». Attese superiori alle 48 ore si sono verificate in alcuni casi di fine gennaio esclusivamente «per la temporanea indisponibilità di posti letto liberi per i pazienti da ricoverare, dovuti appunto all’elevato ed anomalo afflusso di pazienti gravi, specialmente Covid».

Misure eccezionali

Su questo quadro ha certamente influito l’adozione di «misure temporanee straordinarie e non indolori come la conversione di posti letto dalle medicine e chirurgie specialistiche, compensate in parte con accordi con strutture private accreditate per l’attività chirurgica già da marzo 2020». In media, sottolinea l’ospedale, rispetto al gennaio 2020 è stata conseguita «una riduzione del tempo di attesa di venti minuti dall’arrivo del paziente in pronto soccorso alla visita del medico». Per gestire il picco di sovraffollamento e domanda di posti letto è stato anche «attivato un tavolo provinciale dell’emergenza-urgenza per rendere i processi di ricovero più snelli possibile su tutti i setting assistenziali. Sono stati organizzati percorsi dedicati per i ricoveri programmati e i trasferimenti, sono state attivate consulenze specialistiche a distanza (teleconsulenze) per i pazienti ricoverati negli ospedali di prossimità, e sono stati attivati ambulatori per i pazienti che necessitano di visita specialistica urgente richiesta dal medico di base».

La sicurezza

Per tutti coloro che entrano in ospedale sono state allestite «postazioni in cui viene provata la febbre. Vengono fatte igienizzare le mani e vengono rivolte alcune domande a tutti i pazienti ed accompagnatori autorizzati. La normativa prevede inoltre che solamente in alcuni casi eccezionali (pazienti minori, disabili e fragili), gli accompagnatori possano accedere alle aree di pronto soccorso (all’esterno c’è una sala d’attesa riscaldata)». Viene inoltre garantita «la separazione dei pazienti ad alta, intermedia e bassa probabilità di Covid», ma anche «la puntuale e costante sanificazione degli ambienti»; gli operatori sono dotati di «tutti i dispositivi di protezione individuale necessari». A febbraio il personale è stato integrato con 3 infermieri e 3 oss «in modo da garantire l’assistenza necessaria ai pazienti in attesa – aggiunge l’azienda ospedaliera – A gennaio è stata anche organizzata una distribuzione di pasti caldi, bevande calde e bottigliette d’acqua». Grazie alla presenza del laboratorio interno, inolre, è possibile «garantire in tempi brevi la refertazione del tampone, entro 2-3 ore. Appena gli operatori del triage dispongono dell’esito dell’esame, provvedono ad avvisare gli accompagnatori». —

Gi.Ca.

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