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Ferrara, rette degli asili esplode la morosità. Il Comune: i privati per la riscossione

Manca quasi mezzo milione, il triplo di cinque anni fa. Cerved effettuerà un’analisi preliminare sui mancati introiti

FERRARA. La morosità nelle scuole è in costante crescita dal 2014-2015, quando il mancato incasso delle rette ammontava ad un totale di 171.967, 87 euro. Nell’anno scolastico 2015-2016 era cresciuto a 360.576,27 euro e nel 2016-2017 a 370.575,68 euro. Si è poi passati ai 453.527,01 dell’anno scolastico 2017-2018 e ai 493.927,92 euro del 2018-2019. L’ultimo dato disponibile è del 2019-2020 l’ammontare è stato pari a 499.232, 19 euro. Negli ultimi cinque anni, quindi, due milioni di morosità pregresse che potrebbero con molta probabilità aumentare in futuro, viste le sempre più incalzanti difficoltà economiche, causa pandemia, per diverse famiglie. E il Comune sta correndo ai ripari.

LA RISPOSTA


La giunta municipale ha già commissionato un’analisi di fattibilità per il recupero della morosità in questo campo, e per la prima volta scendono in campo i privati. Già l’anno scorso del resto qualche consigliere di maggioranza sollecitava atti più concreti rispetto ai semplici avvisi bonari, visti evidentemente come quasi del tutto inefficaci; dalla minoranza ci si è sempre appellati, invece, ad una resa più “agevole” dei pagamenti, anche considerando l’identikit dei morosi, spesso famiglie indigenti.

Ad ogni modo, si legge in una recente determina del Comune, «l’amministrazione ha interesse a migliorare l’efficacia del procedimento di riscossione delle entrate da tariffe e rette dei servizi educativi e scolastici, gestiti dal l’Istituzione dei servizi educativi, scolastici e per le famiglie, riducendo i tempi per l’incasso effettivo delle somme dovute ed incrementando la quota del riscosso rispetto all’emesso, anche al fine di ridurre l’incidenza delle somme che, in forza dei principi contabili, devono essere accantonate nel fondo crediti di dubbia esigibilità». Si è deciso in via sperimentale che ditta Cerved Credit Collection, in forma preventiva e a titolo gratuito, proceda appunto «ad un’analisi di fattibilità sul totale delle situazioni di rette e tariffe non introitate, nel tentativo di individuare le anagrafiche idonee al recupero». Il periodo che sarà preso in esame è quello dal 2016 al 2020, che ha appunto visto un costante aumento della morosità.

L'ANALISI

Nello specifico, fra il 2015 e il 2016, i 360mila euro di “buco” riguardavano perlopiù la voce refezione elementare (130.437,24 euro), ma anche le rette per le materne (più Cri), dove la morosità era calcolata in 105.853,07 euro. Ma c’erano anche i 75.040, 45 euro in meno di rette nido (più Cri), i 22.241,22 euro di mancate entrate per il trasporto scolastico, i 12.587,81 euro di morosità alla voce refezione materna statale, i 7.392 del prescuola, i 4.893,48 euro della refezione media e i 2.131 euro dei Cre. Nell’anno scolastico 2016-2017 i numeri crescono, soprattutto le voci della refezione elementare (162.713, 39 euro), la refezione materna statale (16.813,75 euro), la refezione media (4.924, 31 euro) e il prescuola (7.817,38 euro); c’erano anche i 1.055 euro per gli spazi bambino.

Nell’anno 2017-2018 la morosità era, appunto, di 453.527, 01 euro: cresceva ancora la voce refezione elementare (194.817, 87 euro), la refezione materna statale (38.826, 61 euro), la morosità nel trasporto ammontava a 18.146, 94 euro (contro i 15.596,30 euro dell’anno precedente), la refezione media passava da 4mila euro a 10.761, 31 euro, da 57mila a 63.807,27 euro i nidi (più Cri), da 102mila a 117.359,01 euro la morosità per le materne (più Cri). In calo rispetto all’anno precedente era stata solo la morosità di Cre e Spazi bambino.

Nel 2018-2019 sempre aumenti, fra le voci più significative ancora la refezione elementare (234.590, 23 euro) e i Cre, dove la morosità quell’anno era tornata a crescere (fino a 3.159 euro). Il 2019-2020, l’anno più moroso dei cinque, registrava ancora un più nella refezione elementare (272.024, 34 euro), nei trasporti (31.908, 40 euro contro i 19. 320,90 euro dell’anno prima), per i Cre (11.159,67 euro) e il prescuola (20.888 euro contro i 6. 410,72 euro dell’anno precedente). Un trend davvero preoccupante. —

Giovanna Corrieri

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