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Ferrara, il figlio: «Mamma è morta, è tutta colpa mia». Ora si indaga anche per omicidio

Carabinieri davanti all'abitazione in via Ghiara a Ferrara, Alberta Paola Sturaro morta a 75 anni

Gli inquirenti debbono capire se l’anziana Maria Paola Sturaro è deceduta per malore o uccisa dal figlio Stefano Franzolin

FERRARA. La tragedia è nascosta da un alto muro di mattoni. Che copre la casa all’inizio di via Ghiara: e lì dentro al palazzo, per ore, carabinieri, scientifica e medici legali sono rimasti, dalla mattina al pomeriggio, per capire. Per stabilire se Stefano Franzolin, 48 anni, possa aver ucciso la madre Alberta Paola Sturaro, 75 anni, come lui stesso ha detto di aver fatto, sussurrando appena: «Mamma è morta, è tutta colpa mia». Oppure no.

UN LITIGIO E POI...


Avevano litigato, madre e figlio, attorno alle 6 di ieri mattina. Per un pagamento non fatto. Un litigio come tanti in tante famiglie. Non in questa, dove il rapporto tra i due era ancor più difficile, per i problemi anche psichiatrici, mai certificati – spiegava ieri il legale di famiglia –, ma latenti, esplosi ieri mattina, secondo le prime indicazioni in un senso o nell’altro: ammettendo che la colpa della madre era solo sua.

Perché dopo il litigio, la madre si sarebbe sentita male: e allora lui, Stefano, vulnerabile e spesso disorientato e disorientante per quei suoi problemi, avrebbe avuto il senso di colpa di aver innescato quel litigio che avrebbe portato al malore per cui la madre potrebbe essere morta.

Oppure, potrebbe averla soffocata con un cuscino come lui stesso ha poi detto, indirettamente, poche ore dopo il fatto a carabinieri e al suo avvocato. Circostanze e ricostruzione che sono state al centro dell’interrogatorio di ieri pomeriggio, davanti alla pm Ombretta Volta e al suo difensore Alberto Bova, in una saletta della caserma carabinieri di via del Campo, e durato fino a tarda sera.

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UN PAGAMENTO

Per raccontare l’ennesima tragedia familiare che si è consumata nella mattinata di ieri nel Ferrarese, occorre esser molto equilibrati e seppur al momento gli inquirenti indaghino per omicidio, non vi è ancora certezza di questo. Tutto inizia alle 6 di mattina, Stefano litiga con la madre Alberta Paola: lui avrebbe dovuto fare pagamenti che non ha fatto, lei lo redarguisce. La mamma è sempre stata protettiva verso quel figlio, ormai 50enne, che crea non pochi problemi, che non lavora e che solo lei riesce a gestire. Il litigio innesca, però, un possibile malore: potrebbe essere un infarto, e da qui il senso di colpa per aver - indirettamente - causato la morte naturale di quella donna minuta, che i vicini descrivono come “gentile, dolcissima”, come lo era del resto con quel figlio problematico. Ma i problemi di Stefano non erano mai stati certificati, seppur fosse famoso anche tra tutti i vicini e alla Polizia Municipale per le sue bizzarrie – le descriviamo così per essere indulgenti – e anche se il medico di base della famiglia sapeva di questo non era mai stato fatto nessun intervento di natura psichiatrica.

Perché allora, con tutto questo, si pensa all’omicidio? In casa, con madre e figlio, ci sono altri due fratelli: la sorella e il fratello Alessandro che non hanno sentito nulla. È lui Stefano a dirglielo. Ed è Alessandro così a mandare un messaggio per sms al medico di famiglia, generico. «Hanno ammazzato una donna in via Ghiara»: ed è lui, il medico, a dirottare subito allarmato il messaggio ai carabinieri, che risalgono a Stefano Franzolin e volano nella casa di via Ghiara.

SE VEDO I CARABINIERI

Ma lui Stefano, fuori controllo, si chiude in camera e minaccia di suicidarsi: «Se vedo carabinieri e polizia, mi ammazzo», dice al fratello Alessandro che chiama l’avvocato di famiglia, Alberto Bova. Vola anche lui nella casa: è il legale a convincerlo, ad evitare che i vigili del fuoco sfondino la porta, mentre polizia e carabinieri indossano giubbotti antiproiettile. L’avvocato lo convince. E lui “confessa”. «Mamma è morta, è tutta colpa mia». Non dice come. Incalzato annuisce solo. Il legale gli chiede se avesse soffocato la madre e lui si limita a dire: «Eh, eh, eh». –

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