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«Alla Niagara fiamme altissime e un gran fumo nero»

«Non ci eravamo accorti di nulla, avvertiti al telefono». I mezzi di soccorso arrivati con le sirene spente. «Siamo saliti in auto per andare a vedere. Abbiamo avuto timore che esplodesse»

Incendio alla Niagara, una notte di paura nel Poggese

POGGIO RENATICO. È stato il silenzio a impressionare i residenti a Bancareno, dove si trova la ditta Niagara. Le televisioni accese, le chiacchiere del dopocena e le finestre chiuse per le notti ancore fredde hanno in qualche modo isolato la zona, con le famiglie sulle poltrone e le fiamme altissime alle loro spalle.

«È stato tutto davvero assurdo – spiega Claudio Marani che ha la casa a poche centinaia di metri dalla ditta –. Abbiamo visto dei lampeggianti blu ed anche i camion dei pompieri e dire il vero ma nessuno andava veloce e soprattutto niente sirena. Sono passati anche i carabinieri ma l’Autostrada è qui vicino e sinceramente abbiamo pensato ad un incidente». Poi però il telefono ha squillato, «dall’altra parte una nostra zia che ci ha detto che la Niagara stava bruciando e siamo usciti: una cosa mia vista. Le fiamme erano altissime, siamo saliti in macchina e siamo andati dietro al frutteto per controllare meglio e così l’incendio si è mostrato in tutta la sua forza».

Col cuore in gola

A quel punto è scattato il passaparola, l’allarme tra vicini e la sensazione, per tutti, è stata quella di impotenza. «È salita mia suocera, ha detto brucia tutto – il racconto della signora Enrica –. Non capivo, non immaginavo. E invece...Ho pensato che potesse esplodere e cercato di capire quale fosse la soluzione migliore. Ci hanno detto di chiuderci in casa e così abbiamo fatto». Il titolare dell’autocarrozzeria che si trova proprio davanti alla Niagara è arrivato fin davanti al cancello, ha chiesto informazioni, ha voluto capire. «Io non mi sono accorta di nulla, sembra assurdo ma è così – va avanti da dietro al bancone Debora, titolare della pasticceria Nori («io sono la figlia, titolare è mio papà», ci tiene e specificare) –. Mi hanno chiamata i vicini, sono stati loro ad avvertire».

Il laboratorio è esattamente dall’altra parte della strada rispetto alla ditta. «Nessuno dei mezzi di soccorso ha usato le sirene, forse per non spaventarci e nessun allarme della Niagara ha suonato. Quando mi sono affacciata mi sembrava un film. Ho preferito chiudermi dentro, intanto ho avvertito mio papà che non abita qui». E c’è una cosa tra tutte che Debora Nori ci tiene dire «Voglio ringraziare i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Hanno lavorato tutti in maniera impeccabile, sono riusciti a spegnere un incendio mostruoso senza creare il panico e soprattutto limitando i danni. Non è stato facile, hanno da parte nostra tutta la stima». Quella di Bancareno è un’area industriale, sono poche le abitazioni private e sulla via Amendola si è creato presto un bel via vai di mezzi. Camion carichi di rifiuti da smaltire, operai di turno ma anche titolari delle aziende corsi a controllare e a sperare che nulla di grave potesse succedere. «Abbiamo avuto paura che ci fosse qualcuno dentro, che qualche operaio si fosse fatto male. Non sapevamo cosa fare, dove stare. Eravamo nelle mani dei vigili del fuoco e in qualche modo anche del destino. Abbiamo avuto paure di perdere il nostro lavoro, le nostre aziende. Ma è andata bene, questa volta è andata davvero bene». —

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