Casette in spiaggia a Porto Garibaldi, esposto dei costruttori: «Ai Lidi sono molti i casi simili»

Segnalate altre strutture abitative secondo il legale «soggette agli stessi vincoli». L’area è stata posta sequestro: si prova ad avviare una procedura di mediazione

PORTO GARIBALDI. Le ormai celeberrime “casette in spiaggia” tornano a far parlare di sé, segno di una vicenda ancora viva a distanza di quasi 14 anni, ossia da quando il 22 novembre del 2007 alcuni noti imprenditori lagunari acquistavano dalla società “Degli Inn” srl un lotto di terreno edificabile a Porto Garibaldi. Vendita che arrivava dopo un’istruttoria di circa due anni della società venditrice, conclusa il 17 novembre 2007 con il permesso di costruire un edificio residenziale composto da quattro unità abitative. E così un paio di mesi dopo, il 14 gennaio 2008 venivano avviati i lavori di costruzione del fabbricato, con tanto di regolare permesso e ovviamente spese, come i 23mila di oneri di urbanizzazione mai restituiti.

Peccato che a distanza di poco tempo, ma quando i lavori erano a un avanzato stato di esecuzione, l’amministrazione comunale abbia messo in discussione la legittimità del titolo abitativo rilasciato solo pochi mesi prima. E così, fra ricorsi e burocrazia e due gradi di giudizio (Tar e Consiglio di Stato) le “casette” sono state ritenute illegittime anche se i costruttori non si sono arresi e si sono appellati alla Corte Europea, per la quale sembra imminente la pronuncia.


LA RICHIESTA

Nel 2019 era stato emanato un ordine di demolizione e l’anno scorsa la nuova puntata fu che l’amministrazione comunale si era attivata direttamente per la demolizione, addebitando le spese ai costruttori. Intanto, le “casette” sono ancora al loro posto, per un po’ è anche svettata una provocatoria bandiera di Cuba. Ma le novità come detto sono dietro l’angolo, l’ultima è di alcune settimane fa con la perdita della proprietà dell’area, che ha spinto i costruttori a richiedere un avvio di procedura di mediazione, attraverso l’avvocato Federico Gualandi, che l’ha presentata all’Organismo di mediazione dell’Ordine degli avvocati di Bologna martedì. «Sostanzialmente sono due i principi su cui si basa la nostra richiesta - spiega il legale -: l’illegittima perdita della proprietà, perché questo non è un abuso edilizio, bensì l’annullamento di un permesso di costruzione rilasciato dallo stesso Comune di Comacchio, quindi la proprietà non può essere ulteriormente danneggiata; l’altro aspetto da tenere conto è quella che noi riteniamo una grave disparità di trattamento, perché sono molteplici nel Comune di Comacchio gli immobili costruiti in zone soggette agli stessi vincoli per i quali è stato tolto il permesso ai miei clienti».

L’ESPOSTO

E proprio in relazione a quest’ultimo punto c’è la nuova battaglia dei costruttori, avviata un anno fa con un esposto alla Procura, ripresentato un paio di settimane fa e inviato con copia per conoscenza anche al Comune di Comacchio e alla guardia di finanza. In tale esposto vengono segnalate - con tanto di fotografie e planimetrie - cinque costruzioni con più abitazioni ciascuna (fino a 11) situate nella zona denominata “Vascello d’oro” a Lido Scacchi e che - secondo i proprietari delle casette di Porto Garibaldi - presentano come detto le stesse tipicità del loro complesso.

Tornando alla richiesta di mediazione, al momento non vi è alcuna quantificazione di somme, che “ci si riserva di argomentale nel corso della procedura di mediazione, ove questa venga effettivamente avviata”, scrive l’avvocato Gualandi.

LA PROTESTA

«Lo scorso 3 febbraio l’area è stata messa sotto sequestro, come si può non essere arrabbiati?». A parlare è uno degli imprenditori che nel 2007 rilevò quest’area di Porto Garibaldi per costruire le quelle poi da sempre chiamate “casette”. «Non è un abuso edilizio, non capisco perché dobbiamo abbattere queste costruzioni a nostre spese e figuriamoci se poi l’area ci deve essere sequestrata con tutto quello che è accaduto fino a oggi». «I miei clienti - aggiunge l’avvocato Gualandi - hanno comprato un terreno dove vigeva un titolo abitativo; ci hanno costruito e speso dei soldi. Si è detto che hanno sbagliato a costruire lì’, ma l’errore è di chi ha dato il permesso di costruzione». —

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