Ferrara, altri atti nell’inchiesta sul caso Cidas. Ed è subito scontro tra Lodi e la Ferraresi

In procura le indagini, fuori il “processo” tra avvocati. E il legale del dipendente allontanato: «È finito nel tritacarne» 

FERRARA. Dentro gli uffici della procura di via Mentessi muove i primi passi l’inchiesta, che avrà tempi lunghi, sulla presunta lettera-mail “intimidatoria” del vicesindaco Nicola Lodi al presidente Cidas, Daniele Bertarelli, per allontanare un dipendente della coop che l’aveva offeso dicendogli “idiota”. Fuori dagli uffici della procura, invece, c’è tanta, fretta: e così il “processo” entra subito nel vivo, con un contraddittorio di comunicati stampa e prese di posizione di protagonisti ed avvocati.

LA “SENTENZA”


Tra tutti già scrive la “sentenza” la consigliera del Gruppo Misto, Anna Ferraresi che aveva depositato l’esposto sul caso Cidas, poiché l’audio-registrazione (tra presidente Cidas e dipendente), con cui ha integrato il suo primo esposto-denuncia, «dimostra inequivocabilmente gli effetti intimidatori o peggio della lettera-mail del vicesindaco sulla cooperativa Cidas». Si dice a disposizione della procura e analizza: «percepisco tanta paura e tanto imbarazzo: mi chiedo come possiamo esser arrivati a tanto» affidandosi ad una domanda: «Il vicesindaco può aver fatto tutto da solo?».

Replica, indirettamente, l’avvocato Carlo Bergamasco che rappresenta il vicesindaco: «Lodi è ben contento, oltre che assolutamente tranquillo, dell’apertura dell’inchiesta in procura». Ribadisce la disponibilità di Lodi, «manifestata al procuratore, mio tramite, di essere sentito presentandosi spontaneamente». E sulla nuova “prova”, dell’audio registrato è tranciante: «riteniamo che nulla possa cambiare nei termini della vicenda, in quanto il vicesindaco – dopo l’email citata, di cui rivendica la legittimità – non ha mai intrattenuto contatti, né istituzionali né privati, con la coop coinvolta (Cidas, ndr), rispetto al dipendente che lo aveva pubblicamente insultato».

Ma come, sembra sbottare l’avvocato Fabio Anselmo che rappresenta la Ferraresi, argomentando sul Testo unico enti locali: «È fuor di dubbio che il vicesindaco non possa in alcun modo mettere “becco” su un singolo rapporto contrattuale tra Comune ed una azienda». «Ancor di più – si sofferma il legale – se arriva a prospettare a questa la possibilità del venir meno “della collaborazione”». E ancora, argomenta, è sufficiente – come in questo caso – che sia credibile la possibilità di un soggetto di esercitare “ingerenze od influenze”. E traduce: «è la cosiddetta concussione per abuso di autorità». Poi Anselmo, cauto, frena: «Deciderà la magistratura». Sottolineando un principio condiviso da tanti in questa vicenda: «Se il vice sindaco si è ritenuto diffamato avrebbe dovuto ricorrere alla magistratura come ogni normale cittadino». Ma diffamato da cosa? «Da un solo commento su Facebook», interviene nel “processo” l’avvocato Gaia Righi, che difende il dipendente Cidas indagato per diffamazione contro Lodi. Perché, precisa: «il mio assistito non ha posto in essere per “lungo tempo” alcuna “imperterrita” azione diffamatoria (cita Lodi, ndr), risultando indagato, in relazione ad un solo commento». La colpa di questo lavoratore, puntualizza, è quella di essersi trovato «suo malgrado, coinvolto in un gioco più grande di lui, le cui ragioni paiono non interessare a nessuno».

LE SUE RAGIONI

Eccole: «Il mio assistito – elenca la Righi – non ha commesso alcuna diffamazione sul luogo di lavoro, né lo ha fatto indossando la divisa della Cooperativa, visto che non è indagato ad alcun titolo per tale episodio». «Il mio assistito – continua – non ha mai parlato a nome della Cooperativa per cui lavora, né ha mai associato in alcun modo la sua persona o il suo profilo social alla Cooperativa, esternando critiche sempre ed esclusivamente a titolo personale». E allora? «Ciò nonostante – sempre la Righi –, ha pagato un prezzo già troppo alto, subendo conseguenze disciplinari nel lavoro – fortunatamente modeste –, e ciò in relazione a quella che era, è e sarà, sino all’esito del procedimento penale, una mera ipotesi di reato». «Ipotesi di reato – chiude la Righi – che lo vede coinvolto come cittadino verso un amministratore pubblico, in una vicenda che di politico non ha nulla – se non l’ambito delle sue critiche, che riteniamo legittimamente espresse – ma che della politica ha, purtroppo, i risvolti, primo tra tutti quel tritacarne mediatico a cui essa ci ha tristemente abituato». –

Daniele Predieri

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