Ferrara. Il clan degli Arobaga finisce alla sbarra. Via al maxiprocesso nell’aula bunker

Sei mesi dopo il blitz della Polizia, il 27 aprile si apre l’udienza per 32 imputati di associazione mafiosa per droga e violenze

FERRARA. Picchiavano, minacciavano, ricattavano, spacciavano droga e uccidevano (ci hanno provato): lo hanno fatto per anni a Ferrara, diventando il clan che comandava. Un clan mafioso e per questo tutti vanno a processo, 32 esponenti del clan Arobaga/Viking, per aver fatto parte della “mafia” nostrana, la “mafia nigeriana” stroncata da un grande operazione investigativa della squadra mobile della Polizia di Stato i Ferrara. E proprio per “mafia” con l’aggravante del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato al traffico di droga, estorsione, violenze saranno processati all’udienza fissata per il 27 aprile. E come accade da sempre nel nostro Paese per ogni processo di mafia che si rispetti, sarà un’aula bunker, ad altissima sicurezza, quella del carcere della Dozza, la sede per celebrare l’udienza.

Con la pm Cavallari


La Dda di Bologna – il pm Roberto Ceroni e la pm di Ferrara Isabella Cavallari applicata alla procura antimafia – che ha condotto le indagini, chiedono il giudizio per 32 persone. Un processo veloce, velocissimo se si pensa che il blitz che portò agli arresti il clan Arobaga/Vikings risale alla fine di ottobre scorso: appena 6 mesi, dunque, per arrivare a definire una indagine durata quasi due anni a Ferrara e che ha visto impegnata la Squadra mobile cittadina della Polizia, che in collaborazione con Dda di Bologna e Sco di Roma che ha portato alla scoperta della ramificazione della batteria mafiosa in città con i clan di mezza Italia.

Alla sbarra sono chiamati tutti, dai capi ai piccoli pusher: e rischiano fino a 15 anni di carcere, almeno i boss. Uno di questi, il capo clan a Ferrara, Emmanuel Okenwa, detto Boogye, dj di afromusic, e Anthony Odianose, detto Ubeba il suo braccio destro, l’autore assieme ad altri sei dell’agguato di via Morata, per un regolamenti di conti con il clan rivale degli Eye, che di fatto ha innescato le indagini che hanno portato a stroncare la “mafia nigeriana” all’ombra del castello estense. E dopo indagini e arresti, la verifica processuale dopo appena 6 mesi, grazie ad una giustizia velocissima: «Posso dire – spiega Dario Virgili, dirigente della Squadra mobile – che già il tribunale del Riesame ha confermato l’ipotesi accusatoria per il reato che abbiano contestato di associazione mafiosa: una conferma che abbiamo lavorato bene». Un lavoro iniziato dal suo collega Andrea Crucianelli e dal questore Pallini, terminato da Virgili e dal questore Capocasa. «Possiamo dire che l’indagine è stata fatta con la massima competenza che abbiamo acquisito contro questi nuovi fenomeni, ora attendiamo di conoscere l’esito della verifica processuale». –

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