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Rider in coma dopo l'incidente a Ferrara, ma senza il codice id niente infortunio

La fidanzata: «Inutile spiegare che non è in grado di parlare. Questi ragazzi per l’azienda sono solo numeri» 

FERRARA. Sta rischiando la vita per una consegna che gli avrebbe fatto guadagnare 6 euro. Ora è in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Cona e finché non sarà in grado di parlare non sarà nemmeno possibile avviare la pratica di infortunio sul lavoro perché l’azienda richiede il codice “identificativo rider”, di cui solo lui è a conoscenza. Inutile fornire nome, data di nascita, fotocopia del documento: «questi ragazzi sono ridotti a un numero», racconta Anna Todisco, la fidanzata del giovane rider.

Il ragazzo, un pakistano di 23 anni, è rimasto gravemente ferito martedì scorso in un incidente stradale mentre pedalava lungo via Copparo per effettuare una consegna per Deliveroo. Da tre anni il giovane si guadagna da vivere così, con ritmi massacranti, perché è così che funziona: più lavori, e più lavorerai. Attraverso una app Deliveroo notifica ai rider le consegne da eseguire sulla base della zona ma anche della “produttività”. «Se c’è un’ordinazione, arriva la notifica, ma le proposte arrivano prima a quelli che sono alti nella classifica delle consegne, e se rifiuti, poi non lavori», spiega Anna. Lui, che arriva a fare più di 300 recapiti al mese, «non si è mai tirato indietro, con turni che vanno dalle 11 alle 16 circa, e poi ancora dalle 18 fino anche a mezzanotte, senza mai riposarsi, neanche nei festivi. Il pagamento è sulla base della distanza percorsa, ma non supera mai gli 8-9 euro, la media è di 5 euro». Ma a Ferrara il venerdì e il sabato dalle 19 alle 20.30 «le consegne vengono pagate un terzo in più e tutti vanno più in fretta per accaparrarsene il più possibile».


Ma si deve comunque andare veloci, tutti i giorni. E in sella alla sua bici, che lui stesso si è comprato «perché Deliveroo ti fornisce solo uno zainetto», il ragazzo stava pedalando martedì alle 14.30 in via Copparo quando, per evitare un’auto, è caduto e la bici gli è finita addosso. All’ospedale «gli hanno fatto delle analisi, ma lui faticava a farsi capire, perché parla solo l’inglese e l’urdu - continua Anna - Dopo gli accertamenti lo hanno rimandato a casa alle 23, ma lui continuava a star male e allora abbiamo chiamato prima la guardia medica e poi il 118. Abbiamo aspettato quasi due d’ore prima che arrivasse l’ambulanza, ma una volta arrivato a Cona hanno scoperto che aveva una perforazione intestinale e lo hanno operato d’urgenza con un intervento molto pesante. Ora è in coma farmacologico, i medici dicono che è giovane e hanno buone speranze».

Ma alle preoccupazioni per lo stato di salute si è aggiunto lo sconcerto per l’aridità della burocrazia. Anna infatti ha contattato Deliveroo «che fornisce tutela in caso di infortuni durante le consegne. Per prima cosa ho inviato una mail, ma mi è arrivata una risposta automatizzata che mi spiegava che quell’indirizzo serviva solo per informazioni sugli ordini. Allora ho chiamato il call center: mi hanno risposto dalla Romania dicendomi che non si poteva fare nulla senza questo codice, l’Id rider, che però io non conosco». Inutile spiegare la situazione, dire che il ragazzo è in coma e non può fornire il codice: «Non interessa il nome, o la copia del documento. Per l’azienda tutto si riduce a un numero, i rider sono solo un numero da inserire in un modulo»

A quel punto Anna ha deciso di chiamare direttamente l’Inail: «L’ho fatto al suo posto, spiegando ai funzionari che lui è in coma. Mi hanno detto che quando si sveglierà sarà avviata la pratica per l’infortunio. Non posso far altro che aspettare, e sperare che si svegli». —

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