Rispettiamo la scienza e crediamoci

Gli auguri del direttore della Nuova Ferrara Giacomo Bedeschi

I tempi cambiano. E certo le responsabilità aiutano la trasformazione. Pensando allo sforzo che gli ultimi due governi, tutti ad ampia trazione grillina, hanno fatto per organizzare la più grande campagna di vaccinazione di massa mai vista viene infatti da sorridere guardandosi indietro. Non troppo, appena un paio d’anni, quando la politica si contorceva in improbabili equilibrismi per compiacere quelle sfumature leggermente no vax del Movimento cinque stelle. Un’altra epoca.

C’è voluta una pandemia per convincere (quasi) tutti che la scienza, quella vera, conta qualcosa in più di un corso accelerato di virologia alla Luf, la libera università di Facebook. Certo c’è voluto il governo Draghi per chiarire che medici, infermieri e in generale chi lavora in ospedali o case di riposo, il vaccino se lo deve fare. Per legge. Qualche incorreggibile contestatore parla di una limitazione della libertà quando l’unica cosa da limitare davvero dovrebbe essere l’avanzata del virus.

Allora c’è una considerazione che andrebbe fatta relativamente a quei lavoratori della sanità e più in generale dell’assistenza alle persone che ancora non si sono presentati alla chiamata al vaccino: come si fa a voler lavorare al servizio della medicina e della cura del prossimo senza credere nella scienza che ne è il pilastro? La risposta non ci è chiara. Chissà cosa ne penserebbe Edward Jenner, il padre dell’immunizzazione che alla fine del ’700 sconfisse il vaiolo sperimentando per primo la moderna vaccinazione. Probabilmente si rivolterebbe nella bara. Intanto siamo già alle previsioni: porteremo la mascherina almeno fino al 2022, ha detto un paio di giorni fa il direttore di un ospedale emiliano, facendo un appello piuttosto basico: i ricoveri iniziano a calare, non roviniamo tutto. Insomma, le feste vanno santificate, ma lo si può fare anche senza sbracare e tenendo la mascherina sul naso. Buona Pasqua a tutti.