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Ferrara, vaccino Reithera sono ore decisive. E intanto Unife testa “Sputnik V”

Per il vaccino italiano si valuta la platea dei possibili candidati Ferrara, con Roma e San Marino, valuta anche il siero russo

Ore decisive per l’avvio a Ferrara della sperimentazione del vaccino Reithera. Le dosi dovrebbero arrivare a breve nella Farmacia del Sant’Anna, mentre l’azienda ospedaliera sta stilando l’elenco dei possibili candidati, che forse saranno reclutati in un numero ristretto rispetto alle attese iniziali (il gruppo potrebbe essere ridotto a chi ha 65 anni o più). Una volta identificata la platea all’interno della quale arruolare i candidati, dovrebbero essere definiti gli appuntamenti, che – essendo il progetto già stato avviato da altre università e centri di ricerca – dovrebbero essere comunicati a breve o brevissimo termine.

DUE GRUPPI AL LAVORO


Nel frattempo, però, l’università si sta muovendo anche su un altro fronte. Unife, infatti, con le équipe coordinate dai professori Michele Rubini e Stefano Pelucchi, del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione, parteciperà alla sperimentazione sull’efficacia del vaccino “russo” Gam-Covid-Vac, il cosiddetto “Sputnik V”. Insieme all’Istituto per la Sicurezza Sociale di San Marino (Iss) e all’Istituto Spallanzani di Roma, i ricercatori di Ferrara misureranno la reazione immunitaria dei candidati, opereranno cioè «una valutazione qualitativa e quantitativa della risposta anticorpale – scrive Unife – prodotta dall’organismo dopo la somministrazione del vaccino, che secondo un recente studio comparso su “The Lancet”, presenta un’efficacia molto alta (91, 6%)».

Lo studio avviato da Iss, Spallanzani e Unife punta a colmare l’attuale carenza di studi di popolazione. Nella “Serenissima” Repubblica, i cittadini che si vaccinano con “Sputnik V”, circa 10mila, previo consenso, vengono monitorati per la risposta anticorpale in occasione della seconda dose vaccinale e a tre settimane di tempo. Il siero utilizza la stessa tecnologia di Astrazeneca e Johnson&Johnson, cioè l’inoculazione di un virus reso innocuo contenente un segmento di dna che fa produrre la proteina “spike”, aggredibile poi dal sistema immunitario.

L’analisi valuta sia la quantità di anticorpi prodotti sia la qualità, cioè il contenuto reale di anticorpi capaci di neutralizzare il coronavirus. Nel contempo i soggetti, sia vaccinati che non, che dovessero presentare sintomi di sospetto Covid-19, verranno valutati sia con tampone molecolare naso-faringeo che con un nuovo test non-invasivo sviluppato in ateneo dal gruppo di ricerca del professor Pelucchi (Orl) e del professor Rubini (Genetica Medica) con la collaborazione dei colleghi impegnati nelle Degenze Covid dell’azienda ospedaliera di Cona, «in grado di fornire una precisa valutazione della carica virale a livello della mucosa nasale», aggiunge Unife.

Attualmente il ritmo delle vaccinazioni prosegue velocemente, circa un terzo della popolazione ha infatti già ricevuto almeno una dose di vaccino. La cooperazione tra Unife e Repubblica di San Marino si colloca nel contesto dell’accordo di collaborazione siglato tra le due parti nell’autunno scorso e si affianca all’attività di ricerca sulla genetica della suscettibilità a sviluppare Covid-19 avviata lo scorso anno dal professor Rubini e dal dottor Massimo Arlotti, infettivologo dell’Iss di San Marino.

CAMPIONI DA SPEDIRE

«Il nostro gruppo di ricerca, che è armonicamente costituito sia da otorinolaringoiatri che da genetisti, opererà sia sul Titano (San Marino, ndr), che a Ferrara – spiega Rubini – A San Marino, affiancandosi agli operatori della vaccinazione con “Sputnik V”, gestirà la raccolta e la conservazione dei campioni biologici, i quali verranno poi inviati nei laboratori del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione (a Ferrara, ndr) per le analisi molecolari di valutazione della carica virale e le indagini genetiche».

L’Istituto Spallanzani si occuperà principalmente, invece, di dare una valutazione dell’efficacia del vaccino in termini di capacità di evocare la produzione di anticorpi anti-coronavirus.

«Il gruppo di ricerca dei professori Pelucchi e Rubini si focalizzerà prevalentemente sui casi di infezione da coronavirus che dovessero svilupparsi successivamente alla vaccinazione, con l’obiettivo di valutare la capacità di “Sputnik V” di contrastare la replicazione del coronavirus e di agire contro sue diverse varianti». Informazioni fondamentali per l’eventuale approvazione del vaccino russo da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) e per un suo impiego strategico nella campagna di vaccinazione anti-Covid della popolazione europea.

Oltre che in Russia, “Sputnik V” è utilizzato in Argentina, Bielorussia, Ungheria, Serbia ed Emirati Arabi Uniti, e ultimamente è stato adottato anche dalla Repubblica di San Marino. Da inizio marzo Ema ha avviato un percorso di revisione continua (“rolling review”) per “Sputnik V”, che conferma l’interessamento dell’agenzia . –

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