Ferrara, l’urlo della Confesercenti: «Basta, l’ossigeno è finito»

Bar, ristoranti, hotel, negozi: tutti chiedono di poter riaprire le loro attività. Lettera al Capo dello Stato. Monta la rabbia: politica sorda, miope e incapace

FERRARA. Non ne possono più. Ieri nel piazzale della Confesercenti, in via Darsena, è andato in onda l’ultimo (il più recente) straziante grido di coloro ai quali oggi è impedito di lavorare. Baristi, ristoratori, operatori del commercio e degli alberghi: tutti a chiedere che dopo 400 giorni dal primo lockdown, ora «è vitale riaprire le attività commerciali. Non c’è altra strada». Lo hanno ribadito il presidente di Confesercenti, Nicola Scolamacchia, che è anche vice-presidente nazionale di Assohotel, e il direttore Alessandro Osti. «Dobbiamo, e ripeto dobbiamo – ha detto Scolamacchia – ripartire, seppur in sicurezza. Si lavorerà con dei protocolli, ma è indispensabile tornare a lavorare. Non possono trattare le nostre attività come degli interruttori da accendere e spegnere in continuazione – ha proseguito Scolamacchia con un chiaro riferimento al Governo – ogni giorno il sistema delle nostre imprese perde 80 milioni di euro». Dati impressionanti.

E da lì, «alcuni scandali, come ritenere che si possa pranzare in autogrill ma non in un ristorante; che si possa – ha detto ancora il presidente di Confesercenti – andare nelle seconde case ma non in un albergo; che si possa accettare delle vere e proprie ingiustizie». I dati sono impietosi: dal febbraio 2020 i posti di lavoro andati in cenere sono stati 1 milione. «Siamo delusi dal Governo attuale e da quello precedente – ha tuonato ancora Scolamacchia – siamo arrivati addirittura a scrivere al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che è il garante della stabilità sociale di questo Paese». Sono poi intervenuti portando le ragioni dei rispettive ambiti di rappresentanza Giovanni Finotelli (ambulanti) che ha ricordato «che noi dei mercati abbiamo ricevuto 2. 200 euro di ristoro, è vergognoso»; Claudio Peretti (pubblici esercizi) che ha parlato di «fallimento di un sistema»; e Alessandro Orsatti (panificatori) che ha sottolineato che «il centro storico di Ferrara sta morendo».

E gli affitti dei negozi? Chi li paga, se nessuno guadagna? Tra le proposte messe in campo da Confesercenti, un contributo una tantum immediato per le imprese in difficoltà e per di più costrette a non lavorare. Sempre ieri, ma nel pomeriggio, Confesercenti ha partecipato poi a un incontro online alla presenza, tra gli altri, del governatore Stefano Bonaccini. E proprio al presidente della Regione hanno posto nuovamente questi drammatici quesiti. Particolarmente doloroso il grido di rabbia contenuto nella lettera inviata dal presidente dell’Anva (venditori ambulanti) di Ferrara, Pier Carlo Baglioni, al prefetto: «La categoria che noi rappresentiamo – scrive Baglioni – pone all’attenzione del Governo il pesante disagio in cui versa. Chiediamo urgentemente la riapertura del comparto e la garanzia di ristori veri e immediati, finché la situazione non si stabilizza. Per i periodi di obbligo di chiusura – scrive ancora Baglioni – non sono arrivati sostegni adeguati. È evidente che se perdura questa situazione i sostegni devono continuare – continua il presidente degli ambulanti di Confesercenti – al fine di non distruggere un patrimonio di imprese ambulanti che fa parte della cultura e della storia di questo Paese». Un’ultima stoccata è riservata, da più parti, alla disparità di trattamento tra le attività: perché, allora, per esempio, «gli autogrill sono aperti per la cena, e i ristoranti invece no? ». Una domanda che, ormai da tempo, non sono più solo i ristoratori a porsi. –


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