Ferrara, via ai ricorsi sulla graduatoria delle assegnazioni della case popolari

Il Sunia: colpite le criticità evidenziate dalla Consulta. Nel mirino impossidenza e punteggi per la residenzialità

FERRARA. Due ricorsi “pilota” sono stati presentati al tribunale di Ferrara da altrettanti cittadini stranieri per contestare i punti più controversi del regolamento case popolari, quelli che riguardano l’impossidenza dei cittadini extracomunitari e i super punteggi per la residenza storica. La conferma arriva da Maurizio Ravani, segretario provinciale Sunia, che non svela i particolari dei ricorsi, limitandosi a dire che «entrano nel merito delle criticità sottolineate anche dalle recenti sentenze della Corte costituzionale». Di fatto, si tratta di cause giudiziarie che rischiano di bloccare l’attivazione della 32ª graduatoria comunale, per la quale nei mesi scorsi si è esposto direttamente il sindaco Alan Fabbri in quanto «abbiamo dato risposte ad anziani, genitori single e famiglie con disabili», e che in ogni caso dovrebbe dare nel 2021 una casa almeno ai primi 160 richiedenti.

CHI E PER COSA


La circospezione del Sunia e anche dei sindacati confederali, che pure hanno appoggiato i ricorsi, è giustificata dalle diverse bocciature giudiziarie della loro legittimazione a contestare determinate decisioni del Comune (sui buoni pasto ad esempio), e forse anche dalla volontà di non alimentare polemiche in questa fase iniziale della contesa. I ricorsi risultano infatti presentati un paio di settimane fa, e l’udienza al tribunale di Ferrara fissata per fine maggio. Va comunque ricordato che sia i confederali che tutte le sigle dei sindacati inquilini avevano diffidato il Comune dal procedere con la graduatoria contestata, affiancandosi così all’associazione Asgi che già aveva ottenuto soddisfazione in tribunale nella vicenda dei buoni pasto.

I ricorrenti, da quanto si è potuto apprendere, sono comunque cittadini stranieri che non sono entrati nelle prime posizioni della graduatoria, cioè sicuramente dopo la 160ª posizione, che quindi sono quasi certi di non poter ottenere un’abitazione. Sono 730 le domande ammesse, 255 delle quali con riserva: una quota significative di queste ultime sono dovute alle difficoltà nel presentare documentazioni dei paesi di origine dei richiedenti sul fatto di non possedere casa nemmeno là, che il Comune ha in parte riconosciuto solo per la fase dell’emergenza Covid.

GLI SCENARI

È chiaro che la via giudiziaria mette a rischio l’attivazione della graduatoria, perché contiene la richiesta di scalare posizioni depotenziando il criterio della residenzialità storica che ha contribuito in gran parte a costruirla. Facile infatti prevedere, in caso di successo, una valanga di ricorsi. Il ventaglio delle valutazioni possibili è ovviamente ampio, e comprende anche risarcimenti monetari: i primi ricorsi presentati in Lombardia, contro criteri simili a quelli applicati dalla giunta ferrarese, avevano appunto portato ai pronunciamenti della Corte costituzionale su impossidenza e mega-punteggi per la residenzialità storica.

Dal canto suo, il sindaco aveva cercato di costruire un deterrente politico alle cause, «senza le scelte che abbiamo compiuto e che qualcuno ora vorrebbe ostacolare a suon di ricorsi, queste famiglie con urgente bisogno di aiuto avrebbero rischiato di rimanere ai margini delle assegnazioni per chissà quanto tempo». Il braccio di ferro è iniziato. —

Stefano Ciervo

© RIPRODUZIONE RISERVATA