Ferrara, la protesta: «Gli operai agricoli sono dimenticati dai decreti ristori»

L’allarme dei sindacati, col Covid tanti problemi nel settore. «Più lavoro nero e grigio, e contratto scaduto da due anni»

FERRARA. Protestano e presidiano davanti la prefettura, lo fanno per quasi 15mila braccianti agricoli stagionali e altre migliaia di operai fissi del Ferrarese, impiegati nelle oltre 2.500 aziende agricole della provincia, ma dimenticati dai “ristori” dei decreti Covid: «Durante il lockdown gli agricoli erano considerati lavoratori essenziali, oggi non sono stati nemmeno ammessi nel Decreto ristori del Governo», tuonano i sindacati dell’agricoltura (Fai Cisl, Cgil Flai, Uila) con i loro segretari in prima fila (Mirko Cavallini, Cristiano Pistone e Paolo Fabbiani) ieri mattina davanti alla prefettura e in tutta Italia.

TRAINO NEL LOCKDOWN


Perchè il settore dell’agricoltura, trainante ed essenziale, durante il primo lockdown («grazie a questi lavoratori venivano assicurati cibo e derrate alimentari») proprio nell’emergenza Covid ha portato alla luce problemi legati al caporalato e al lavoro nero, «o meglio a differenza di tanti posti al Sud, come accade nel Ferrarese si fa largo il lavoro grigio». Un presidio, dicevamo, nazionale, che a Ferrara ha portato i tre segretari ad essere ricevuti dal prefetto Michele Campanaro per discutere dei punti chiave della protesta.

I mancati ristori e non solo: «Ai braccianti e non a tutti sono andati bonus da 1.000 euro visto che Inps li ha poi respinti per molti e parliamo di persone che guadagnano 6 euro l’ora». Ristori per l’agricoltura che non sono stati inseriti dell’ultimo decreto, per i quali è necessario un intervento del Governo, sollecitazione raccolta dal prefetto (vedi qui a fianco) . Ma ciò che preoccupa soprattutto è il momento in cui arriverà lo sblocco dei licenziamenti e riguarda migliaia di operai agricoli, quelli fissi, a tempo indeterminato: «Lavoratori che non possono avere nè disoccupazione nè la Naspi» ha ricordato al prefetto, Cavallini (Cisl Fai). Poi Fabbiani (Uila Uil) mette in fila le tante ombre su lavoro grigio («le giornate di lavoro denunciate spesso non corrispondono a quelle reali»). E che dire della qualifica di ingresso che «spesso rimane la stessa per molti lavoratori stranieri che non conoscono norme e regole e per loro restano invariate sena nessuna progressione». E delle condizioni delle lavoratrici madri «cui non spetta maternità e per il puerperio, che lo stesso Inps non riconosce».

CONTRATTO FERMO

Altro scoglio, ricorda Pistone (Cgil Flai) «la contrattazione provinciale, ferma ormai da un anno e mezzo, scaduta il 31 dicembre 2019». Un esempio: aziende di fuori provincia che vengono a lavorare nel Ferrarese applicano salari con loro contratti, spesso a prezzi inferiori a quelli ferraresi. Per tutto questo, Cavallini, Pistone e Fabbiani dicono di volere essere parte attiva del tavolo di confronto sul settore, di Osservatori agricoltura e nella task force sul caporalato della prefettura: «Non per mettere bandierine ma per farci portavoce di un lavoro più equo».

Il contratto provinciale, ad esempio, scaduto da tempo, dovrebbe riparametrare il costo della vita ai salari di braccianti e operai, riconoscere aumenti: «di fatto le aziende replicano di essere di fronte a una crisi epocale: non è vero poichè dagli elenchi anagrafici Inps (chi lavora e per quanto) nel 2020 il settore agricolo è stato trainante per il Paese».

Insomma le aziende hanno lavorato tantissimo, ma non riconoscono aumenti ai lavoratori. E ancora i famosi voucher che «sono regolamentati ma vengono tenuti nel cassetto per fare altro». E ultimo ma non ultimo, la presenza dei sindacati per la lotta a caporalato e sfruttamento: «In questo momento registriamo una crescita di questi fenomeni, tra tante aziende virtuose anche i “furbi”: noi stessi - rivolti al prefetto - siamo disorientati, non siamo sceriffi ma conosciamo il territorio: è indispensabile la nostra presenza a fianco delle istituzioni» . —

Daniele Predieri

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