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Ferrara, Igor accusato di tre omicidi. Ma resta il “buco” della fuga

Si apre domani in Spagna il processo per aver ucciso due agenti e un contadino. Le vittime: faceva parte di una banda di criminali che lo fece scappare da Ferrara 

FERRARA. Tre anni fa lacrime e dolore. Poi, la rabbia, come accadde nel 2017 nel Ferrarese e Bolognese poichè nessuno ha mai risposto al perché Igor Vaclavic, il Russo– Norbert Feher non è stato fermato prima: prima di uccidere a Ferrara la guardia ecologica Valerio Verri e a Budrio il barista Davide Fabbri; e quindi scappato dall’Italia, uccidere di nuovo, tre volte, in Spagna, a Teruel, un agricoltore, Josè Luis Iranzo e due agenti della Guardia civil, Victor Romero e Victor Jesus Caballero.

STRASCICHI PER ANNI


Dopo strascichi e polemiche durate anni, e tanti interrogativi rimasti senza risposta, è arrivato il tempo della parole, da scandire nell’aula del Tribunale di Teruel, dove, da domani, verrà processato Norbert Feher, “Igor el ruso”, come lo chiamano ancora oggi, come lo conosciamo ancora noi nel Ferrarese.

Sarà un giusto ed equo processo, scandisce il presidente Fermin Hernandez ad Aragona Tv, media cui collabora da anni “la Nuova Ferrara”, che si aprirà rispettando altissime misure di sicurezza (per la pericolosità di Igor) e per via del Covid, per cui anche se pubblico, nessuno potrà assistere in aula al processo (sarà in diretta streaming su Aragona Tv), dove da domani fino a venerdì sfileranno 70 testimoni: inquirenti, periti, familiari delle vittime davanti alla corte (una sorta di Corte d’assise italiana) con 9 giudici popolari (più due di riserva) da nominare proprio domani all’apertura dell’udienza.

Già alla vigilia, al di là di un esito che parrebbe scontato – Igor ha già confessato gli omicidi –, si rinnovano domande rimaste senza risposte. A porle sono i sette avvocati delle parti civili, vedove e famiglie delle vittime, e soprattutto l’Uaga e l’Augc, il sindacato agrario di cui faceva parte Iranzo e il sindacato della Guardia civil, per i due agenti uccisi Romero e Caballero. Tutti chiedono che Igor venga anche processato per aver fatto parte di un gruppo criminale, lo stesso che lo avrebbe aiutato a fuggire dall’Italia. Come ribadisce Cristobal Soria, portavoce del sindacato Guardi civil che scuote la testa al pensare ciò che Igor ha sempre raccontato: di aver raggiunto la Spagna, da Ferrara, in bicicletta. Ed è questo che il processo potrebbe mettere in luce , riempiendo il grande “buco nero” della fuga di Igor dalle valli tra l’Argentano e il Bolognese dove lo hanno cercato per tre mesi oltre 1. 000 uomini di tutti i corpi speciali militari italiani. Senza riuscirsi. A Teruel, «nessuno ha mai dimenticato i fatti di tre anni fa», dicono tanti. Di quel pomeriggio del 14 dicembre 2017, in Andorra, una località di Teruel, quando Igor uccise prima Iranzo e poi i due agenti con 12 colpi di pistola e venne arrestato, dopo una caccia all’uomo che durò tutto quel giorno e la notte successiva.

PRIGIONE PERMANENTE

Ora Igor rischia la “prigione permanente” con possibilità di revisione della pena: una sorta di ergastolo – previsto in Spagna – ma con la possibilità venga modificato. Sarà la prima volta nella storia giudiziaria della regione di Aragona che una Corte locale venga chiamata a decidere questa pena per un triplice omicidio. Contro cui l’avvocato difensore di Igor, Juan Manuel Martin Calvente (sempre ai microfoni di Aragona Tv) spiega che la difesa verrà impostata sulla «tesi della neurosi di guerra, che, nelle situazioni di presunto pericolo e di panico, ha spinto Feher ad uccidere mosso da autodifesa, percependo i fatti come attacchi alla sua persona, che lo spingono ad un’autodifesa estrema». Dunque, la tesi sarà la legittima difesa, per cui il legale chiederà la totale assoluzione.

LE VITTIME, GIUSTIZIA

Mentre ovviamente, famiglie e vedove delle vittime, «chiedono una “giusta sentenza” e che il processo dia risposta a interrogativi ancora presenti riguardo al caso».

«È un processo molto delicato, per vari motivi, per le molteplici accuse mosse all’imputato, dalla procura e dell’alto numero delle accuse private» – spiega alla vigilia Fermin Hernandez, presidente della Corte, ricordando che «per tutta la durata del processo, Feher verrà sempre scortato da almeno due agenti, e controllato, durante il processo, in una cabina blindata dove si troverà solo». Restano i dubbi, però, ancora senza risposte: come scappò, chi lo aiutò e come passò dall’essere un ladro e rapinatore ad assassino? Se lo chiedono Noelia Loren, vedova Caballero e il suo legale Mariano Tafalla che hanno chiesto – ma non accolto, al momento – di acquisire gli atti dell’inchiesta della procura di Bologna, sulla banda di origine marocchina che operava tra Malaga e Valencia nel traffico di droga di cui Igor faceva parte e che l’avrebbe aiutato a scappare dall’Italia: altroché fuga in bici da Ferrara fino alla Spagna, scalando Alpi e poi i Pirenei. –

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