ILARIA BONUCCELLI

Ha tanti motivi Alessandro Zan, deputato Pd, per reclamare una legge, anche in Italia, contro l’omotransfobia e la misoginia. Una legge che punisca chi istiga la violenza nei confronti di omosessuali, trans o qualunque persona per motivi di sesso e genere. Non una legge nuova: l’ampliamento della legge Mancino che (dal 1993) già punisce i crimini d’odio commessi per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Uno di questi motivi può essere che ce lo chiede l’Europa da una decina di anni: dal 1999 l’Ue può agire in casi di discriminazione determinati dall’orientamento sessuale; dal 2003 ha reso illegale la discriminazione sul lavoro per l’orientamento sessuale. E perfino la destrorsa Austria ha subito approvato una legge in questo senso. Non l’Italia. Un altro motivo, è che di questa legge si parla (a vuoto) da 25 anni. E che la nostra Costituzione, all’articolo 3, dal 1946 ci dice che non sono ammesse discriminazioni neppure per «motivi di sesso».Il motivo più efficace, però, arriva dalla provincia toscana: «Ti taglio la gola, lesbica». La minaccia di un fratello alla sorella di 22 anni che ha rivelato alla famiglia di essersi innamorata di una ragazza. La madre l’ha buttata fuori di casa a insulti. Da tre mesi Malika vive nascosta perché ha paura che i suoi familiari le facciano del male. In questi stessi mesi il presidente della commissione giustizia del Senato, Andrea Ostellari, ha impedito che la legge contro l’omofobia (già approvata dalla Camera) venga discussa. Usa il suo ruolo istituzionale per bloccare l’iter legislativo. Per centrare l’obiettivo fallito in tanti anni al suo partito: abolire la legge Mancino (referendum proposto nel 2014); impedire l’ampliamento della legge sui reati d’odio, come proposto dal suo ex ministro Lorenzo Fontana ad agosto 2018.


Onorevole Zan, perché il suo disegno di legge è bloccato al Senato, visto che la Camera lo ha approvato il 4 novembre 2020?

«È bloccato perché in commissione giustizia il presidente Ostellari appartiene alla Lega, partito non favorevole al disegno di legge. Ma abbiamo al Senato abbiamo sia una commissione giustizia che un’aula che a maggioranza vogliono discutere e approvare la legge. Parlo anche di esponenti di Forza Italia: proprio in questi giorni anche l’ex parlamentare Nunzia Di Girolamo ha ricordato ai suoi ex colleghi di votare la legge perché che questa “è una battaglia di civiltà e che l’Italia più civile del domani la possiamo costruire se faremo qualche cosa oggi”».

Quindi come si esce da questa situazione di stallo?

«Ostellari dovrebbe svestirsi della sua casacca di membro di partito e interpretare la sensibilità prevalente della commissione: il ruolo di presidente di commissione Giustizia è un ruolo delle istituzioni, dovrebbe essere super partes. Invece il senatore utilizza la sua presidenza per fare politica di partito. Trovare sempre scuse per evitare di calendarizzare una legge che la commissione a maggioranza vuole discutere mi sembra una forzatura democratica. Soprattutto perché il parlamento è sovrano».

Senza entrare troppo nel tecnico, però, Ostellari fa presente che in commissione giustizia sono presenti altri quattro disegni di legge sull’omotransfobia oltre a quella di Zan. Perché non avete trovato un testo sintesi come alla Camera?

«Ma lo abbiamo fatto. I quattro disegni di legge presentati al Senato sono già stati considerati nel testo della Camera. In sede di discussione alla Camera, abbiamo messo in piedi un gruppo di lavoro che si chiamava “Bicameralina” costituita da senatori e senatrici, deputati e deputate che hanno presentato i disegni di legge sulla materia. Abbiamo fatto un lavoro di sintesi tenendo conto anche di quelli presentati al Senato. Tanto che la mia legge contiene un pezzo rilevante delle proposte Maiorino, Cirinnà e Unterberger (sulla misoginia): dunque quello di Ostellari è un pretesto per ritardare la discussione».

Ostellari solleva anche una questione formale sulla discussione.

«C’è una questione di discussione dei testi in sede referente o redigente. Dice che tutte le proposte devono essere discusse con la stessa procedura. Ma se questo era il problema poteva sollevarlo anche il 5 novembre quando il mio disegno è arrivato dalla Camera. Perché solo ora? E perché solo ora ha investito la presidente del Senato Casellati? La risposta è semplice: ogni volta che si presenta un ufficio di presidenza dove la maggioranza dei gruppi chiede la calendarizzazione, trova una scusa per rinviare».

Però si potrebbero ritirare gli altri quattro disegni di legge ed eliminare il problema.

«È stato valutato anche questo. Il rischio è che qualcuno che ne presenti subito altri e pretenda che siano abbinati al mio perché parlano della stessa materia. Le insidie sono tante. Bisogna smascherare la volontà di rinviare. Ora i capigruppo in commissione hanno accettato il percorso tracciato da Ostellari: aspettiamo. Così non potrà più dire che la legge “non si calendarizza perché è divisiva”. C’è una tale pressione, anche sui social (perfino Fedez ha fatto una diretta Istagram a sostegno della legge) che mi viene da dire che il Paese vuole questa legge: di fronte alle violenze, l’opinione pubblica è schierata. Ostellari non può insabbiare una legge e impedire al parlamento di discuterla. Anche i senatori della commissione che non sono del tutto d’accordo con la legge, dicono che è inaccettabile che non possiamo discuterla».

Lei accusa un presidente di tenere in ostaggio una legge.

«La Lega con il suo presidente tiene in ostaggio la commissione che deve avere il diritto e anche il dovere di discutere una legge, approvata a grande maggioranza dalla Camera. Ostellari non può tenerla bloccata solo perché non gli piace o perché non piace a Salvini».

Ma la presidente Casellati non può imporre la discussione?

«Finora non si sono mossi i capigruppo del Senato perché non si vuole creare uno scontro. Se Ostellari continuerà a non voler discutere la legge i capigruppo dei partiti che la vogliono (Pd, Italia Viva, Leu, Autonomie, M5s) si muoveranno».

Quando pensate di poter iniziare la discussione in commissione?

«Prevediamo la calendarizzazione per la prossima settimana. Poi il presidente ha altri strumenti (ad esempio audizioni) per prolungare l’esame della legge. Ma se i lavori della commissione dovessero durare troppo tempo perché c’è un ostruzionismo con avallo del presidente i capigruppo del Senato potrebbero riunirsi e decidere di fissare una data per òa discussione in aula, per accelerare i lavori della commissione».

Chi si oppone sostiene che questa sia una legge “liberticida”: impedisce la libera espressione del pensiero.

«Se fosse liberticida, dovrebbe essere incostituzionale anche la legge Mancino che prevede gli stessi crimini d’odio. Ma non è mai stata dichiarata. Allora il sospetto (non è più solo un sospetto) è che si usi il pretesto della legge liberticida per non dire altro. La norma è chiara: ognuno può esprimere tutte le opinioni che vuole ma non può mai “Determinare una condizione di pericolo, di discriminazione o di violenza per un gruppo di persone”. Il bilanciamento fra istigazione all’odio e libertà di espressione è certo. Semmai è la destra contraddittoria».

Perché è la destra contraddittoria?

«Perché ha votato all’unanimità l’introduzione dell’abilismo (il crimine d’odio contro le persone con disabilità). Allora se è reato istigare e commettere violenza contro i disabili (secondo i principi della legge Mancino) e non è reato istigare alla violenza contro gli omosessuali c’è un problema. Ma il problema non è che la legge sull’omotransfobia è liberticida: è che chi la pensa così è complice degli atti omofobi, anzi è omofobo».

Non sono pochi in Italia. E il lungo cammino, non ancora concluso.

«Siamo al sesto tentativo di approvare una legge. Quello che ci sfugge è che questa legge deve attuare la direttiva europea 29 del 2012 (sui diritti delle vittime). L’Italia è il più grande paese dell’Ue che non lo ha ancora fatto, con Paesi come Ungheria e Polonia che stanno smantellando i diritti civili: pensiamo alle leggi per limitare l’aborto o per istituire le“lgbt free zone”, zone vietate a gay e trans. Con l’approvazione di una legge contro l’omotransfobia l’Italia deve decidere da che parte stare. Oggi in Europa è agli ultimi posti per accettazione e inclusione sociale e per crimini d’odio (35° posto, la Polonia al 40°). Dobbiamo decidere se vogliamo stare nell’Europa avanzata dei diritti, dell’inclusione o nell’Europa che discrimina, esclude e limita le libertà». —© RIPRODUZIONE RISERVATA