La ripresa solo nel 2022 un anno dopo la Germania

Le stime del Centro studi di Confindustria: «La crescita del Pil è legata all’efficacia del piano di vaccinazioni. E anche all’uso corretto del Recovery»

Roma. L’Italia è «in risalita» ma il percorso di recupero, che si concentrerà nella seconda parte dell’anno, è ancora incerto e solo a fine 2022 dovrebbe colmare la voragine aperta nel 2020 dalla pandemia, un anno dopo la Germania. È la fotografia dell’economia italiana scattata dal Centro Studi di Confindustria che considera cruciale per la ripresa l’avanzamento della campagna vaccinale e l’uso corretto dei fondi del Recovery che dovranno «tradurre presto» il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in azioni e investimenti.

«A fine 2022 il lungo recupero dell’economia italiana porterà alla completa chiusura del gap generatosi con la crisi pandemica. Al quarto trimestre 2022 il livello del Pil sarà inferiore dello 0, 3% rispetto a fine 2019 ma altri grandi paesi europei recupereranno prima: la Germania già a fine 2021», sottolinea il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Il Pil italiano dovrebbe registrare «un graduale recupero, concentrato nella seconda metà di quest’anno» per arrivare a una crescita del 4,1% nel 2021 e del 4,2% nel 2022. Rispetto allo scenario di ottobre, per il 2021 il Csc rivede al ribasso la stima di 0,7 punti: tale revisione è spiegata da due trimestri (l’ultimo del 2020 e il primo di quest’anno) più negativi dell’atteso .


La dinamica del Pil nel primo trimestre dell’anno è vista quindi in marginale arretramento, a causa del contributo negativo dei servizi e nonostante l’aumento atteso del valore aggiunto nell’industria. L’introduzione di nuove misure di contenimento dei contagi rischia inoltre di pregiudicare anche l’andamento del Pil nel secondo trimestre atteso debole ma non in caduta. Il recupero dovrebbe poi «rafforzarsi nei mesi estivi del 2021 e consolidarsi in quelli invernali». Il Csc stima un’accelerazione della risalita in estate (+2,8%) e un ulteriore incremento in autunno (+1,4%). Ma tale previsione «è condizionata all’avanzamento della vaccinazione di massa in Italia ed Europa». Lo scenario include inoltre gli effetti positivi derivanti dalle risorse europee che spetterebbero all’Italia in base al programma Next Generation Eu, 14,4 miliardi per il 2021 e 20 per il 2022, oltre alla legge di Bilancio 2021.

Per Confindustria, «usare bene questi fondi è cruciale, per riuscire davvero a mettere presto la testa fuori della voragine in cui siamo caduti». Perché senza i fondi del Recovery la risalita del Pil si fermerebbe al +3,4% nel 2021 e +3,6% nel 2022 e «resteremmo molto sotto i valori pre-crisi» con circa 120mila occupati in meno nel biennio. E sul fronte dell’occupazione Confindustria stima un calo di 389mila occupati nell’anno in corso (-1,7%, dopo la flessione limitata al –2,8% nel 2020). Sul blocco dei licenziamenti gli industriali tornano poi ad ammonire: «Protrarre sempre e rimandare il momento in cui si deve affrontare il problema dei problemi è una strategia miope che ci porterà più danni che benefici al momento in cui saremo chiamati ad affrontare il problema».

I consumi delle famiglie italiane sono previsti recuperare solo parzialmente con una crescita del 3,6% nel 2021 e del 4,6% nel 2022, dopo il –10,7% dello scorso anno. Secondo il Csc, «l’eccesso di risparmio forzato accumulato così nel 2020 dalle famiglie ammonta a 26 miliardi di euro, una dote che «potrà alimentare il rimbalzo dei consumi dalla seconda metà del 2021, ma la crisi economica in corso, legata alla crisi sanitaria, rischia di generare nei consumatori effetti più duraturi delle crisi passate, alterando anche nel medio periodo le abitudini di spesa: non tutto il risparmio accumulato verrà speso».

Sul piano dei conti pubblici, il debito pubblico in rapporto al Pil, dopo il balzo di 21 punti nel 2020, è stimato al 155,7% quest’anno per poi scendere, al 152,9% nel 2022, per il miglioramento del deficit e la risalita del Pil. Il deficit pubblico è atteso in graduale calo al 7,8% del Pil nel 2021 e al 4,8% nel 2022, dal picco di 9,5% del 2020.—

Gli investimenti, dopo l’ampia perdita nel 2020 (-9,1%), «sono previsti aumentare a ritmi elevati»: nel 2021 dovrebbero registrare una crescita del 9,2%, «anche se gran parte del recupero è stato già acquisito nella seconda parte del 2020». Particolare attenzione viene dedicata nel rapporto al turismo. «I settori più colpiti dalla crisi sono quelli più connessi con le presenze turistiche», evidenzia Confindustria ricordando che il settore vale il 13% del Pil e il 14% dell’occupazione e che «nel 2020 gli arrivi turistici mondiali sono crollati di tre quarti, generando perdite pari al 2% del Pil globale e mettendo a rischio 100 milioni di posti di lavoro». «Il turismo esce da un anno molto negativo e richiede la massima attenzione sul fronte della politica economica per assicurarne la tenuta e il rilancio. Serve una strategia di lungo periodo» ammonisce Bonomi. —