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Comacchio, proroga delle concessioni alle trivelle. I sindaci non hanno dubbi: dicono tutti no

Il Parco del Delta ha fissato un incontro per martedì: «Il nostro è un territorio a rischio, sarebbe solo una follia»

COMACCHIO. Tornano le trivelle, in terra e in mare. La proroga delle vecchie autorizzazioni per l’estrazione di metano e petrolio offhore e onshore da parte del ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, fa balzare dalla sedia i sindaci del Delta e i vertici del Parco del Delta.

Il pensiero torna al referendum “trivelle sì o no” dell’aprile 2016, quando non si raggiunse il quorum e di conseguenza l’attività di estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa può andare avanti fino all’esaurimento del giacimento, per le concessioni già attive. E nel nostro mare, esattamente davanti al Delta del Po, riparte il progetto per la messa in produzione del giacimento convenzionalmente chiamato “Teodorico” presentato anni fa dalla società Po Valley.


GLI INTERVENTI

«Siamo assolutamente contrari – sbotta il sindaco di Comacchio, Pierluigi Negri –. C’è chi sostiene che le amministrazioni comunali non abbiano voce in capitolo, beh si sbagliano. Ci faremo sentire eccome. Autorizzare una roba del genere è una follia, ci opporremo con tutte le forze. Tra pale eoliche e trivelle in cosa devono trasformare questo specchio di mare?». A porre un problema di primaria importanza, il sindaco di Lagosanto, Cristian Bertarelli: «Le trivelle dovrebbero andare ad operare in una zona altamente produttiva per gli allevamenti di vongole. Già abbiamo una forte riduzione degli spazi dedicati alla piccola e grande pesca, adesso vengono fuori anche con questa balzana idea, aumentando il rischio per le nostre attività. Abbiamo negli ultimi anni morie importanti di prodotto, difficoltà enormi cui far fronte: è necessario un passo indietro immediato, non si dovrebbe nemmeno arrivare a discuterne».

Combattiva come sempre la prima cittadina di Codigoro, Alice Zanardi: «Io sono prontissima a manifestare. Abbiamo fatto incontri su incontri con i massimi esperti e tutti hanno sottolineato la fragilità del nostro territorio che è sommerso dall’acqua ed è un continuo cercare l’equilibrio tra uomo e natura. Trivellare è una follia e sarò sempre in prima linea per dire no».

Stiamo parlando di progetti che sono vagliati e approvati dal ministero e dunque in realtà sfuggono al controllo diretto del territorio. «Il nostro compito è quello di vigilare attentamente perché l’attività economica, di per sé non un male, non può prescindere da una attenta valutazione sull’impatto ambientale, specie in una parte di territorio a vocazione turistica e in cui ci sono enormi potenzialità in termini ambientali e di valorizzazione di un turismo lento e sostenibile. Il nostro impegno a vigilare ed approfondire sarà massimo», precisa il sindaco di Portomaggiore, Nicola Minarelli.

IL PARCO

Nella doppia veste di primo cittadino di Mesola e presidente della Comunità del Parco, Gianni Michele Padovani ha convocato per martedì un incontro proprio per discutere sulla questione. «Non ha senso andare a fare dei prelievi di gas quando il nostro territorio ha più volte scontato il problema della subsidenza. Già siamo sotto il livello del mare, se poi anche agevoliamo andiamo ad accettare un rischio troppo alto». «Vorrei ricordare, solo per far capire in che posto avviamo, che il territorio di Goro è andato sotto di 50 centimetri in 50 anni, tanto che abbiamo dovuto rifare la banchina del porto perché il rischio era troppo alto – fa eco Diego Viviani –. Non è banale la cosa. Se andiamo a togliere un substrato gassoso o liquido, il pericolo è reale. Viviamo in un territorio molto fragile e gli interessi economici dei “grandi” non possono prevalere sulla sicurezza. Goro dice no» . —

Annarita Bova

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