Salviamo la politica dai social

Diego Marescotti e Nicola Lodi

L'editoriale del direttore de la Nuova Ferrara

Non vogliamo arrivare al si stava meglio quando si stava peggio, ma c’è una moda molto contemporanea e altrettanto trasversale che fa sembrare piuttosto condivisibile il vecchio adagio appena citato. Stiamo assistendo a un cortocircuito che rischia di crepare i pilastri del fare politica e della capacità di comunicare dei suoi stessi protagonisti. Maggioranza e opposizione ormai non conoscono differenze. C’è una insana corsa all’espansione sui social con l’obiettivo di parlare solo alla pancia dei lettori ed elettori per aumentare il consenso. Abbiamo politici, di ogni sponda, che ormai hanno trasformato Facebook e affini in una specie di Minculpop, in una grande vetrina di immagini che esaltano un cantiere per il rattoppo di una buca o una nuova pista ciclabile senza mai arrivare alla radice dei problemi.

Gli effetti collaterali di questa tendenza purtroppo sono lo svilimento del senso stesso di fare politica e la canea sbracata che, quasi sempre, segue ogni post dividendosi tra adoranti o contestatori e inondando di veleno e letame il già misero dibattito. Proposte e programmi? Non pervenuti. Ci sorbiamo invece duelli poco edificanti con colpi ben al di sotto della cintura. L’ultimo è roba di pochi giorni fa. Protagonisti il giovane dem Diego Marescotti e il vicesindaco Nicola Lodi. La storia è nota: l’esponente Pd che il giorno di Pasqua va a casa di amici e arriva la polizia locale per il troppo baccano e Naomo che salta sulla notizia facendo la ramanzina: le regole anti covid valgono anche per lui, spingendosi anche a parlare di multe che, a quanto risulta, non sarebbero mai state fatte. A parte l’anomalia di un vicesindaco con delega alla polizia locale che dovrebbe almeno sapere se un verbale esiste o meno prima di partire per la crociata, c’è un solo invito che possiamo fare a chiunque faccia politica: smettetela con questo cinema. E già che ci siete lasciate Facebook a riposo.