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Ferrara, l’impatto della terza ondata al Sant'Anna. A marzo più accessi al pronto soccorso

Un anno fa la paura di contagiarsi fece crollare gli afflussi. Nel 2021, con le varianti, la pressione è rimasta costante 

FERRARA. Sette accessi Covid in più ogni due giorni. Dall’1 marzo al 6 aprile scorso nel pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna sono entrati 129 pazienti contagiati in più rispetto allo stesso periodo del 2020.

Una buona parte sono stati ricoverati, perché la terza ondata della pandemia ha colpito duro in regione e in provincia intasando per intere settimane i reparti Covid degli ospedali di Cona, di Cento e del Delta, corsi ai ripari con l’allestimento di nuovi posti letto riservati a positivi o sospetti e sottratti all’attività ordinaria. I picchi degli accessi in pronto soccorso a Cona, per casi Covid, si sono registrati il 26 marzo (21 con una differenza di +10 rispetto allo stesso giorno del 2020), il 20 marzo (19, differenza +2), l’1 aprile (17, differenza+3) e il 3 aprile (17, differenza -2).


Gli scarti maggiori rispetto all’anno scorso sono stati riscontrati il 3 marzo (+14), il 6 marzo (+14), il 15 marzo (+13), il 5 marzo (+13), il 26 marzo (+10). Tra qualche dato negativo (il -10 accessi del 4 aprile e del 21 marzo, il -8 del 2 aprile), il gap rispetto al 2020 – quando la pandemia stava iniziando a far sentire la sua frustata anche nel Ferrarese – si è mantenuto più alto nella prima quindicina di marzo, poi la differenza fra gli accessi al servizio nei due anni è andata calando. È opportuno, fra l’altro, non dimenticare che l’afflusso sostenuto di pazienti Covid o sospetti si è registrato - oggi - in una fase di sofferenza del pronto soccorso, con personale in partenza per altre strutture sanitarie e con procedure di sicurezza sanitaria che rallentano in maniera sensibile il servizio.

TRACCIATI DOVERGENTI

Il crollo del 2020 era stato dettato dalla paura. L’ansia di ammalarsi proprio tra i muri dell’ospedale, dove convergeva assieme all’utenza ordinaria anche un flusso di pazienti positivi o “sospetti”, ha spinto molti cittadini, che pur ritenevano di aver bisogno di cure, a ritardare l’appuntamento col medico di base (in ambulatorio) o con il medico del ps.

I dati raccolti dall’ospedale Sant’Anna confermano la caduta delle presenze (Covid e non) nel pronto soccorso gennaio di quest’anno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, quando la pandemia era ancora “cinese”. Il 9 marzo 2020, all’inizio del lockdown, al ps di Cona si presentarono 93 pazienti (il 2 marzo erano stati 138: i timori per gli effetti della pandemia quindi si erano già diffusi), l’11 marzo erano già precipitati a 55, il 29 marzo a 49; il picco del periodo è del 30 marzo (87 accessi). Quel crollo, proseguito per mesi, ha avuto effetti sulla salute dei pazienti con l’aggravamento di patologie trascinate per mesi senza controlli sanitari. Nel 2021 tutti i dati relativi a gennaio e febbraio sono più bassi rispetto a un anno prima, un tracciato che conferma la minore propensione a recarsi comunque in ospedale.

A frenare questa tendenza sono state la terza ondata di pandemia e la variante inglese, più aggressiva rispetto al ceppo originario. Gli afflussi totali (Covid e non) hanno segnato infatti gap crescenti tra marzo 2021 e lo stesso mese di un anno fa (132 pazienti il 22 marzo 2021 contro 60: 128 il 29 marzo contro 49; 123 il 31 marzo contro 67; 106 il 6 aprile contro 74; il divario più basso il 30 marzo, con 95 contro 87).  Il tasso di accessi Covid sul totale, nel marzo 2021, è cresciuto al 12.9% rispetto a febbraio quando era dell’8%; nei primi giorni di aprile è stato del 12.8%. —

Gi.Ca.

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