Ferrara, da oggi si ritorna in zona arancione: «Aperti tutti i negozi, sicurezza garantita»

La parziale soddisfazione delle associazioni di categoria: aspettiamo i ristori e di poter andare anche nei teatri e cinema

FERRARA. Da oggi, con il ritorno dell’Emilia Romagna in zona arancione, tornano a sollevarsi le saracinesche di negozi e attività commerciali (chiuse poi nel fine settimana se all’interno delle gallerie). Notizie accolte positivamente dalle associazioni di categoria ferraresi, che ribadiscono la sicurezza delle attività e la necessità per l’economia di ripartire, soprattutto alla luce di ristori che finora vengono ritenuti sottostimati rispetto alle perdite.

«Una volta la zona arancione era considerata una cosa pessima oggi non dico sia ottima ma buona sì, c’è un’aria frizzantina – è il commento del presidente provinciale di Ascom Confcommercio Ferrara, Giulio Felloni – Manca sicuramente l’apporto significativo per le nostre attività che è dato dai bar e dai ristoranti e penso potremmo definirci abbastanza rilassati dal punto di vista dell’economia quando arriveremo finalmente in zona gialla, ma ben venga questa forma di ritorno alla normalità. Che arriva in un momento cruciale, dove anche le tensioni sociali si stavano acuendo: era considerata una chiusura ingiusta quella dei negozi di vicinato che non sono assolutamente la causa della propagazione del virus, anzi sono posti sicuri. Dal punto di vista psicologico la riapertura, non soltanto per il commerciante ma anche per la clientela, è un momento importante: vuol dire rinascita, rianimazione dell’umore, socialità; l’acquisto su internet non è la stessa cosa. Non si può fermare tutto – dice Felloni – bisogna pensare di convivere in qualche modo con questa situazione ché non si risolverà in brevissimo tempo” ; intanto, aggiunge, si sta lavorando al tema ristori “che sta angosciando tutti perché sono insufficienti».


Concorda Riccardo Cavicchi, presidente dell’area Ferrara di Cna: «la questione ristori è partita male e purtroppo partendo da un principio sbagliato, il discorso dei codici ateco, questo si è portato avanti nel tempo. Parzialmente è stato corretto con l’ultimo decreto, si è quindi parlato di fatturato anziché di codici ateco, ma ci sono parecchie categorie che ancora non rientrano e l’aspetto fondamentale è che finora sono assolutamente sottostimati rispetto alle perdite che le aziende hanno subito. Di fronte a questo – considera Cavicchi – bisogna far sì che l’economia giri e riparta in sicurezza». Del resto «le attività che riaprono hanno già dei protocolli precisi, sono già abituate a lavorare su appuntamento, e a non creare focolai: siamo più che favorevoli alle riaperture, anzi auspichiamo quanto prima di entrare in zona gialla e che ci sia la possibilità di riapertura, per esempio, dei teatri e dei cinema perché tutta la città, e il paese in generale, ha bisogno di tornare a vivere e non a sopravvivere, compatibilmente con la situazione sanitaria». —

Giovanna Corrieri

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