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Ferrara, mascherine non a norma ritirate anche al Sant’Anna

L’azienda sanitaria ha agito su richiesta della Guardia di Finanza di Gorizia. Si allarga l’inchiesta sui dispositivi non conformi. Per l’Asl: nessuna anomalia

Gli effetti dell’inchiesta sulle mascherine non conformi aperta dalla procura di Gorizia hanno avuto una ricaduta anche a Ferrara. L’altro ieri la notifica del provvedimento che dispone il ritiro dei dispositivi di protezione (dpi) sospettati di non garantire il livello di sicurezza adeguato per l’uso sanitario è giunta anche al Sant’Anna. L’azienda ospedaliera ha sospeso la distribuzione dei materiali indicati dal dispositivo (12 tipi diversi), ha preso in consegna i prodotti già consegnati agli operatori e non ancora utilizzati e bloccato i dispositivi giacenti in magazzino. Si tratta di un consistente quantitativo di mascherine classificate come Ffp2 e Ffp3, che devono garantire una capacità filtrante almeno del 95% (Ffp2) o del 98% (Ffp3). I prodotti saranno inviati al magazzino centrale di Reggio Emilia, in attesa delle future disposizioni della magistratura. Nessun problema viene segnalato riguardo alla disponibilità di dpi conformi presenti nei magazzini: le quantità sono sufficienti a garantire un approvvigionamento regolare per il personale e nei reparti. L’Asl ieri ha comunicato che «il servizio prevenzione e protezione aziendale ha compiuto verifiche la settimana scorsa ma non risultano anomalie».

Le indagini


L’inchiesta su questi dispositivi di protezione (dpi) ritenuti non conformi alle normative e distribuiti in tutta Italia si sta allargando a molte regioni italiane. La Guardia di Finanza di Gorizia assieme alla procura della Repubblica della provincia friulana sta seguendo passo dopo passo gli sviluppi dell’operazione avviata a febbraio con i primi provvedimenti di sequestro, poi estesi a tutta Italia.

Misure che hanno portato, solo nell’area del Nord Est, all’individuazione di quasi due milioni di dpi in uso al personale medico, infermieristico e sanitario delle aziende sanitarie, non rispettosi delle normative vigenti e quindi possibilmente pericolosi per la salute. Da questo ambito territoriale l’inchiesta si è allargata, con nuovi sequestri che recentemente hanno raggiunto le regioni del sud, come la Puglia. Anche in questo caso alla base del ritiro c’è stata una comunicazione della Guardia di Finanza di Gorizia. Lo staff dell’attuale commissario straordinario per l’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, ha collaborato con gli inquirenti fornendo gli elementi per tracciare la filiera della distribuzione e risalire a 60 milioni di mascherine. Ma altri 190 milioni sarebbero ancora in giro o sono già state usate. «L’inchiesta non è conclusa. In questo momento - ha dichiarato ieri il comandante della Guardia di Finanza di Gorizia, Antonino Magro - sono state interessate le varie Asl con il principale obiettivo di impedire che queste mascherine arrivino ai vari presìdi. Compito principale nostro è bloccarle e sequestrarle. Il relativo provvedimento dell’autorità giudiziaria è già stato notificato ai diversi responsabili delle sanità regionali, che hanno perciò il dovere di metterle a nostra disposizione». —

Gi.Ca.

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