Morto di Covid, i parenti: «A Cento la bara non era esposta e non c’era nessuno a dirci perché»

Protesta la figlia di una vittima della pandemia. «Chiedo le scuse a Comune e ospedale»

CENTO. «Voglio sapere perché il giorno del funerale la bara di mio padre non era esposta assieme a tutte le altre», protesta Donatella Bruschi. Il padre, Giorgio, è morto il 13 aprile scorso all’ospedale di Cento nella sezione Covid dell’ospedale ma per la famiglia, che risiede a Ferrara, l’esperienza è stata ancora più triste e amara del dolore che sempre comporta la perdita di un proprio caro.

Oltre al lutto, racconta Donatella Bruschi, quella situazione ha lasciato uno strascico di malessere e di delusione che ha già alimentato una corrispondenza con Asl e Comune di Cento. «Ho chiesto spiegazioni e spero di riceverle in fretta», commenta risoluta.


Il problema segnalato dalla donna risale a lunedì scorso, 19 aprile, giorno in cui era programmato il funerale del papà. Al mattino nella camera mortuaria di Cento era prevista l’esposizione della bara (chiusa, come tutte le altre, per motivi di sicurezza sanitaria) ma Donatella Bruschi non l’ha trovata.

Nessuna risposta

«L’ingresso al servizio è ammesso dalle 8, ma mezz’ora più tardi il feretro non era ancora reperibile nell’area aperta al pubblico – racconta Donatella Bruschi – L’ho cercato ma tra le salme presenti non c’era quella di mio padre». I familiari del defunto hanno iniziato a cercare qualcuno che potesse fornire una spiegazione.

«Ho suonato tutti i campanelli dei servizi attorno alla camera mortuaria – aggiunge la donna – ma non ho avuto risposta da nessuno». Solo «una ventina di minuti dopo» due operatori di un’impresa di onoranze funebri sono usciti da un locale non accessibile al pubblico spingendo la bara che Donatella Bruschi stava disperatamente cercando. «Volevo raccogliermi in preghiera accanto al corpo di mio padre perché a causa della pandemia non ho avuto nessuna occasione di vederlo nei suoi ultimi giorni di vita, inoltre alle 9.30 attendevamo il carro funebre per il trasporto della bara a Ferrara – spiega ancora la donna – Quello che è successo è inammissibile». Ma anche nei giorni precedenti le cose non erano andate come la famiglia si aspettava. «Mi era stato detto – conclude Donatella Bruschi – che non avrei potuto accompagnare la salma fino all’ara crematoria della Certosa di Ferrara, dove di solito si raccolgono i familiari del defunto e gli altri affetti». Fitto e teso botta e risposta con Amsef (società di onoranze funebri controllata dal Comune) e Ferrara Tua (la holding di controllo), solo successivamente l’accompagnamento è stato accordato. «Sono arrabbiata. Mi sono già rivolta al Comune e all’ospedale di Cento e chiedo le scuse per quanto è avvenuto. Perché non c’era nessuno a disposizione dei familiari di un defunto in camera mortuaria il giorno del funerale?». Intanto i parenti di un altro defunto, Vittorio Pianelli, 69 anni, morto il 18 aprile, hanno segnalato un’informazione ufficiale che non corrisponderebbe allo stato del loro congiunto: «Il bollettino sanitario – spiegano – dice che, oltre al Covid, aveva altre patologie ma a noi non risulta». —

Gi.Ca.

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