Scontro Turchia-Ferrara, Ovadia: «Siamo in democrazia. Loro non sanno cosa vuol dire»

Anche il senatore Balboni (FdI) al fianco del sindaco Fabbri: «Erdogan sta cancellando ogni residuo spazio di dissenso. No all’ingresso nell’Ue»

FERRARA. «Ho saputo della lettera e sono d’accordo con il sindaco Fabbri. Siamo in una democrazia, forse loro non sanno cosa significa ma noi sì e andiamo avanti con il nostro discorso». Sono le parole di Moni Ovadia, direttore artistico del Teatro Comunale Abbado di Ferrara, che di nascondersi dietro a un dito non ne vuole sapere. «Quante persone furono vittime di soprusi e violenza? Milioni. Fu genocidio», dice Ovadia. Poi aggiunge: «L’anno prossimo organizzerò in collaborazione con Ravenna il festival delle memorie e sarà un momento di incontro e riflessione dedicato a tutti coloro che hanno dovuto subire atrocità. E lo farò senza ideologie, senza badare al colore politico; difenderò le mie opinioni senza sconti. Serve coraggio. Molti non saranno contenti».

Anche il senatore Alberto Balboni (FdI) si è schierato al fianco del primo cittadino ferrarese e ha detto: «Condivido ogni parola pronunciata dal sindaco di Ferrara per respingere al mittente le vergognose pressioni della Turchia volte ad impedire che sul genocidio armeno il nostro Teatro potesse dare voce alla sofferenza di quello straordinario popolo, ancora oggi perseguitato perché si batte per difendere la propria identità. Senza verità non può esserci libertà, così come senza memoria non può esserci futuro. La Turchia lo sa bene. Per questo vuole cancellare la memoria del genocidio». E ancora: «La dittatura turca di Erdogan sta cancellando ogni residuo spazio di dissenso, con arresti di massa di oppositori. Spero che quanti ancora si ostinano ad auspicare l’ingresso della Turchia nella Ue prendano spunto anche da questa ennesima provocazione e si convincano della sua impraticabilità». —


S. G.

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