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Lagosanto, donna ringrazia per il trapianto del rene: «La mia vita è cambiata ancora, in meglio»

Una 53enne scrive alle persone che l’hanno aiutata in due anni di calvario, a partire dal personale sanitario 

LAGOSANTO. “Nel settembre del 2019 la mia vita è completamente cambiata. Premetto che sono nata con una patologia congenita renale evolutiva, sapevo che prima o poi si sarebbe aggravata in modo irreversibile. Ma a questo non si è mai preparati”. Inizia così la bellissima lettera di Paola Pavani, una 53enne di Lagosanto la cui vita è cambiata da pochi giorni grazie al tanto atteso trapianto di rene. E così, finito (si spera per un bel po’ di anni) il calvario fra ospedali, ha deciso di scrivere alla Nuova Ferrara per ringraziare il personale sanitario che ha incontrato durante due anni e oltre di problemi clinici.

Perché già nel marzo del 2019 la situazione era grave, «ma non ero pronta psicologicamente a iniziare una terapia salvavita - ci dice -. Ho lottato con tutte le mie forze, ho continuato la mia vita facendo finta di nulla, andavo al lavoro e provvedevo a tutte le necessità della mia famiglia, appellandomi a tutte le mie energie. Così a settembre ero ormai esaurita, approfittai delle ferie per sottopormi a una visita nefrologica: fui ricoverata per l’inizio della terapia salvavita, la Emodialisi. Grazie a Dio esiste questa alternativa che ti fa continuare a vivere, ma per una persona giovane è molto difficile da accettare».


VITA STRAVOLTA

Da lì in poi la vita di Paola è completamente cambiata: «Non sono più riuscita ad andare al lavoro, la mia vita sociale si è molto limitata, farmaci a go-go, la vita in famiglia sempre meravigliosa ma nei miei cari (il compagno Paolo e la figlia; ndr) sofferenti nel vedermi in quelle condizioni. Da persona molto attiva mi sono ritrovata stesa sul divano per ore per mancanza di energia, io che amavo bere tanta acqua non potevo più farlo perché altrimenti sarebbe rimasta dentro al mio corpo accumulandosi, e tante altre limitazioni. In seguito, si sono aggiunte altre complicanze che mi hanno fatto soffrire ancora di più, tanto che a un certo punto pensavo di non farcela. La mia fortuna è stata che vicino a me ho avuto tanti angeli, che mi hanno sostenuto e aiutato in questo terribile percorso». Oltre a compagno e figlia, ecco il supporto delle amiche, delle colleghe «e di tante persone che neppure credevo mi volessero così bene, ma me lo hanno dimostrato. Poi tutti i professionisti che mi hanno seguito: non mi sono sentita sola e questo è stato fondamentale».

VITA NEGLI OSPEDALI

“Ciao a tutti. Sono tanto felice, perché dopo mesi e mesi di grandissima sofferenza nei giorni scorsi la mia vita è cambiata nuovamente, ma questa volta in meglio. Finalmente l’occasione della vita: un rene nuovo che mi avrebbe allontanato dalla grande tortura della terapia dialitica. È stato incredibile: al mattino alle otto non sapevo ancora nulla, al pomeriggio il miracolo era già avvenuto. Ringrazierò sempre la persona - e i suoi familiari - che mi ha fatto questo grande dono e prometto che lo tratterò come un figlio nel mio grembo affinché sia protetto da tutto e viva a lungo il più possibile insieme a me. Una parte di quella grande persona che ha dovuto lasciarci vivrà in me, la penserò sempre perché mi ha dato l’opportunità di riprendere la mia vita e lasciare l’inferno che stavo vivendo. Penso a questa persona e le dico: guardami ogni giorno dal cielo e vivremo insieme questo miracolo”. Con questo post su Facebook la 53enne ha raccontato la buona riuscita dell’intervento.

Quello di Paola è stato un calvario, anche di spostamenti, passando dal Centro dialisi di Cona a quello del Delta di Lagosanto, «dove ho incontrato un’équipe infermieristica e operatori sanitari che mi hanno sempre accolta, ascoltata e supportata in ogni momento. Ringrazio con tutto il cuore anche le dottoresse La Torre e Rizzoli, le quali che mi hanno spronata, incoraggiata e motivata continuamente nell’affrontare la mia patologia e a prepararmi per il trapianto».

Intervento renale effettuato al Sant’Orsola -Malpighi di Bologna (équipe centro trapianti professor La Manna), a cui vanno gli ultimi ringraziamenti: «I medici e i sanitari mi hanno accolto in modo splendido e hanno provveduto ad accompagnarmi in questa esperienza. Non so ancora se questo evento avrà un lieto fine, ma ho sentito ugualmente la necessità di ringraziare tutti, perché insieme a me hanno combattuto, sperato e fatto in modo che ciò avvenisse», conclude la 53enne laghese. —

D.B.

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